L’ossessione della destra italiana contro la separazione dei poteri
Come il governo Meloni sta minando la separazione dei poteri e mettendo a rischio la democrazia liberale.
La vicenda dei centri di detenzione per migranti in Albania rappresenta l’ultimo capitolo di un lungo conflitto tra il governo Meloni e la magistratura. Alla base di questo scontro non c’è solo l’incapacità di risolvere una questione delicata come l’immigrazione, ma una vera e propria guerra contro i principi fondanti dello Stato liberale. La divisione dei poteri, fondamento essenziale di ogni democrazia liberale, è vista da questo governo come un ostacolo. Quando i giudici esercitano il loro ruolo, rispettando le leggi e le direttive europee, vengono immediatamente accusati di sabotaggio e politicizzazione. Siamo sul crinale che separa la democrazie liberale dalla democratura di stampo putiniano.
Il progetto di trasferire i migranti in Albania, nato con l’intento di alleggerire la pressione sui centri italiani, è crollato di fronte al giudizio della sezione immigrazione del tribunale di Roma, che non ha convalidato il loro trattenimento nel Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) e ha chiarito che Paesi come Egitto, Tunisia e Bangladesh, considerati “sicuri” dal governo italiano, non lo sono affatto, soprattutto per alcune categorie vulnerabili. La decisione ha confermato che un Paese può essere definito sicuro solo se lo è in ogni parte del suo territorio e per tutti i suoi cittadini. Questo ha bloccato le procedure accelerate di asilo, costringendo il governo a fare marcia indietro.
Attacchi sistematici alla magistratura
La reazione del governo non si è fatta attendere. Giorgia Meloni, da tempo impegnata in una guerra retorica contro la magistratura, ha accusato i giudici di Roma di sabotare le politiche governative, in linea con una narrativa che dipinge la giustizia come politicizzata. Questo attacco rientra in una strategia di lungo corso, volta a delegittimare il potere giudiziario quando le sentenze non favoriscono le ambizioni dell’esecutivo. Un simile approccio non è una novità nella destra italiana, che spesso ha fatto ricorso all’immagine delle “toghe rosse” per giustificare i propri fallimenti. Ma dietro questa retorica c’è una minaccia più insidiosa: minare la separazione dei poteri, pilastro dello Stato di diritto.
Questa tensione tra esecutivo e giudiziario ricorda i tentativi (riusciti) di leader come Viktor Orbán o Vladimir Putin di restringere l’indipendenza della magistratura per accrescere il proprio controllo sullo Stato. Ogni decisione giudiziaria che sfida l’autorità governativa viene immediatamente descritta come un attacco orchestrato da poteri ostili, creando così un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni che garantiscono l’equilibrio democratico.
Un disegno più ampio: indebolire lo Stato di diritto
Dietro questi episodi si cela una visione della democrazia sempre più ridotta all’essenza di un potere esecutivo onnipotente, capace di aggirare o silenziare chiunque gli si opponga. La magistratura, organo indipendente di controllo, è uno degli ultimi ostacoli che impediscono un’erosione totale della libertà e delle garanzie democratiche. Non a caso, il tentativo di rendere più fluide e “veloci” le procedure d’asilo rientra in una logica di esclusione del potere giudiziario dalle decisioni più delicate, soprattutto quelle che riguardano diritti umani e immigrazione. (El País - Il diritto d’asilo si sgretola nell’UE).
Meloni e i suoi alleati, come già avvenuto in passato con altri governi populisti, stanno cercando di dipingere la giustizia come un nemico dell’efficienza e dell’autorità. Si tratta, però, di un attacco diretto alla democrazia liberale. Ogni volta che un governo attacca l’indipendenza della magistratura, non attacca solo i giudici, ma il cuore stesso della libertà e del pluralismo.
Un attacco, tra l’altro, che fa il paio con lo svuotamento del ruolo del parlamento. La costante erosione del potere legislativo, ridotto sempre più a un mero ratificatore delle decisioni dell’esecutivo, lascia il potere nelle mani di un piccolo gruppo di persone, allontanando i processi decisionali dal controllo democratico. Il governo, bypassando il confronto parlamentare e tentando di minare il ruolo della magistratura, rischia di compromettere l’equilibrio istituzionale su cui si fonda lo Stato di diritto. Questo è evidente non solo nelle questioni di immigrazione, ma in una più ampia volontà di centralizzare il potere decisionale.
La democrazia sotto attacco
Il caso dei centri di detenzione in Albania, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’immigrazione, ma è un test fondamentale per la tenuta dello Stato di diritto in Italia. In un momento in cui i confini tra democrazia e autoritarismo si fanno sempre più sottili, difendere l’indipendenza della magistratura è essenziale per mantenere un sistema di bilanciamento tra i poteri.

