<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Il punto cieco]]></title><description><![CDATA[Politica, storia e cultura per chi sa di avere un punto cieco e prova a ridurlo.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!O1Gm!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f34e14b-5807-41c1-a771-e0aa406aa4fe_1024x1024.png</url><title>Il punto cieco</title><link>https://www.ilpuntocieco.it</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 03:53:24 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.ilpuntocieco.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[daniloaprigliano@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[daniloaprigliano@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[daniloaprigliano@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[daniloaprigliano@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Ne straparla chi non ne sa]]></title><description><![CDATA[Come l&#8217;intelligenza artificiale &#232; diventata il feticcio ideologico di chi non sa leggere i dati e crede di non avere ideologie.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/ne-straparla-chi-non-ne-sa</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/ne-straparla-chi-non-ne-sa</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 14:44:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9a74d3fb-3c53-40f0-8087-7649d3a420a7_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il primo maggio scorso Walter Veltroni ha pubblicato sul <a href="https://x.com/Corriere/status/2050088393275548155">&#171;Corriere della Sera&#187;</a>, in prima pagina, un&#8217;intervista a Claude &#8212; il modello linguistico di Anthropic &#8212; e se ne &#232; uscito commosso, come se dall&#8217;altra parte ci fosse qualcuno, come se davvero non fossimo pi&#249; soli sul pianeta. Mezza Italia ha riso. Il bersaglio era comodo: il signore di una certa et&#224; che scambia una macchina statistica per un&#8217;anima, e lo fa sulla prima pagina del primo quotidiano del paese.</p><p>C&#8217;&#232; per&#242; una versione pi&#249; sofisticata e pi&#249; insidiosa dello stesso errore, e ha un pubblico che si crede l&#8217;esatto opposto del lettore di Veltroni: pi&#249; sveglio, pi&#249; tecnico, vaccinato contro la retorica e contro il sentimentalismo, ma soprattutto &#8212; crede lui &#8212; vaccinato contro l&#8217;ideologia. &#200; il pubblico di Michele Boldrin: la community <a href="https://liberioltreleillusioni.it/">Liberi Oltre le Illusioni</a> e il partito <a href="https://ora-italia.it/">ORA!</a>, quello che <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/nascita-partito-ora-movimento-drin-drin">Pagella Politica</a> ha definito di &#171;estremo centro&#187; e che nel proprio manifesto &#171;<a href="https://ora-italia.it/">rifiuta ideologie e retorica</a>&#187; promettendo di analizzare i problemi &#171;sulla base dei dati&#187;. Il partito ha persino un motto rivelatore &#8212; &#171;il coraggio dell&#8217;ovvio&#187; &#8212;, e la community da cui nasce si chiama, appunto, Liberi <em>Oltre</em> le Illusioni. Gi&#224; i nomi e le parole d&#8217;ordine dicono tutto: si &#232; liberi da illusioni e ideologie, si ha il coraggio dell&#8217;ovvio, come se le proprie convinzioni non fossero una posizione fra le altre, ma il punto d&#8217;arrivo di chi finalmente ha smesso di raccontarsi storie. Ci torner&#242;, perch&#233; &#232; il cuore della faccenda. Intanto la cosa da mostrare &#232; semplice: come gi&#224; accaduto a Veltroni, anche Boldrin parla d&#8217;intelligenza artificiale dicendo cose sbagliate &#8212; solo che lo fa con la sicumera dell&#8217;economista, e con un pubblico convinto di essere troppo intelligente per cascarci. Veltroni ha sbagliato per ingenuit&#224;. Boldrin pure, ma credendosi superiore: stesso livello di ingenuit&#224;, stessa cialtroneria. Una pi&#249; arrogante, l&#8217;altra pi&#249; sentimentale.</p><h2>La proposta</h2><p>Intervenendo a Class CNBC &#8212; in un passaggio poi rilanciato sui social dal <a href="https://www.instagram.com/p/DZM2fEIjE7O/">profilo @worldyfinance</a> &#8212; l&#8217;economista e segretario di <a href="https://ora-italia.it/">ORA!</a> ha avanzato una proposta per colmare il divario europeo nell&#8217;intelligenza artificiale. La premessa: l&#8217;IA non sarebbe nata da grandi piani pubblici decisi dall&#8217;alto, ma dall&#8217;iniziativa di gruppi di ricercatori e imprenditori privati, &#171;fra cui diversi italiani e francesi&#187;. La proposta operativa: dirottare una parte dei 180 miliardi [sic!] che &#8212; sostiene &#8212; l&#8217;Unione europea spenderebbe ogni anno per sussidiare l&#8217;agricoltura verso un piano da circa 10 miliardi l&#8217;anno, con cui richiamare diecimila scienziati europei che oggi lavorano nei migliori centri di ricerca statunitensi, offrendo loro stipendi americani dentro istituti pubblici &#171;autogestiti&#187; sul modello delle universit&#224; californiane. Il finanziamento sarebbe temporaneo: dopo cinque anni lo stato ridurrebbe progressivamente gli stipendi, spingendo gli istituti verso l&#8217;autosufficienza. La scommessa &#232; che in un decennio l&#8217;Europa recuperi il distacco.</p><h2>Il fact-checking</h2><p>Ho passato queste affermazioni al setaccio con due strumenti diversi e indipendenti &#8212; Claude in modalit&#224; Cowork, con il modello Opus, e Perplexity con il modello Sonnet &#8212; chiedendo a entrambi una verifica puntuale. Hanno lavorato separatamente e sono arrivati alle stesse conclusioni.</p><p><strong>Il dato sui sussidi &#232; sbagliato di oltre tre volte.</strong> La politica agricola comune non costa 180 miliardi l&#8217;anno, ma <a href="https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/106/il-finanziamento-della-pac-fatti-e-cifre">circa 55</a>. Il bilancio settennale 2021-2027 ammonta a 386,6 miliardi: nel 2024 la spesa &#232; stata di circa 53,7 miliardi, di cui 40,6 per pagamenti diretti e misure di mercato e 13,1 per lo sviluppo rurale. I 180 miliardi citati da Boldrin sono quasi l&#8217;intero bilancio annuale dell&#8217;Unione europea. L&#8217;errore &#232; tale che persino il profilo che ha rilanciato il suo intervento ha dovuto correggerlo in didascalia, e i <a href="https://www.instagram.com/p/DZM2fEIjE7O/">commentatori sotto al post</a> lo hanno fatto a pezzi.</p><p><strong>L&#8217;idea che l&#8217;IA sia figlia del privato e non dello stato &#232; storicamente falsa.</strong> Bisogna essere precisi, perch&#233; qui Boldrin nasconde un piccolo nocciolo di verit&#224; in una falsit&#224; grande. &#200; vero che non c&#8217;&#232; stato un piano unico, centralizzato, dirigista, una specie di Gosplan dell&#8217;intelligenza artificiale: lo sviluppo &#232; avvenuto in modo decentrato, attraverso molti gruppi. Ma quei gruppi erano quasi tutti finanziati con denaro pubblico, non privato. La <a href="https://www.nationalacademies.org/read/6323/chapter/11">conferenza di Dartmouth del 1956</a>, che fonda la disciplina, fu sostenuta con fondi federali statunitensi. La DARPA &#8212; l&#8217;agenzia della difesa americana &#8212; &#232; stata per decenni la principale fonte di finanziamento del settore. Il <em>deep learning</em>, la tecnologia su cui si reggono ChatGPT, Gemini e lo stesso Claude, &#232; nato in universit&#224; pubbliche, per mano di tre ricercatori poi premiati con il <a href="https://www.acm.org/media-center/2019/march/turing-award-2018">Turing Award</a>: Geoffrey Hinton a Toronto, Yoshua Bengio a Montr&#233;al, Yann LeCun tra i Bell Labs e la New York University. L&#8217;architettura <em>Transformer</em>, base di tutti i modelli attuali, &#232; uscita dai laboratori di Google <a href="https://arxiv.org/abs/1706.03762">nel 2017</a>. Mariana Mazzucato lo ha documentato in <em><a href="https://blog.ted.com/qa-mariana-mazzucato-governments-often-fuel-innovation/">The Entrepreneurial State</a></em>: dietro l&#8217;iPhone &#8212; dal microchip al GPS, da internet fino a Siri &#8212; c&#8217;&#232; una lunga catena di ricerca pubblica, finanziata dalla DARPA e dal dipartimento della difesa. &#171;Privato&#187; &#232; semmai chi &#232; arrivato dopo, a raccogliere i frutti di fondamenta costruite dallo stato. E a lucrarci.</p><p><strong>Dieci miliardi non bastano, e di molto.</strong> Anche concedendo tutto il resto, la proposta ignora la voce di spesa decisiva: le infrastrutture. Non &#232; mai stata soltanto una questione di stipendi. Gli Stati Uniti investono nei soli data center e nel calcolo per l&#8217;IA centinaia di miliardi l&#8217;anno: la spesa in conto capitale dei grandi operatori cloud ha <a href="https://www.deloitte.com/us/en/insights/industry/power-and-utilities/data-center-infrastructure-artificial-intelligence.html">sfiorato i 400 miliardi di dollari nel 2025</a>, con <a href="https://www.goldmansachs.com/insights/articles/why-ai-companies-may-invest-more-than-500-billion-in-2026">proiezioni vicine ai 660-690 miliardi per il 2026</a>. A questo si aggiungono la capacit&#224; manifatturiera sui semiconduttori, il cloud sovrano, il controllo delle materie prime &#8212; tutte cose che in Europa mancano e che dieci miliardi l&#8217;anno non comprano. &#200; la differenza tra pagare qualche fuoriclasse e costruire uno stadio.</p><p><strong>E poi c&#8217;&#232; la contraddizione interna</strong>, che &#232; quasi comica. Boldrin parte dal presupposto che lo stato non c&#8217;entri nulla con l&#8217;IA, e nella frase successiva propone soldi pubblici per finanziarla. Cita come modello le universit&#224; californiane &#171;autogestite&#187; &#8212; che sono, per definizione, atenei statali. Costruisce cio&#232; la sua proposta antistatalista su due esempi che gli si rivoltano contro. Non a caso, il <a href="https://www.instagram.com/p/DZM2fEIjE7O/">commento pi&#249; votato</a> sotto al suo intervento &#232; stato proprio questo: &#171;critica l&#8217;intervento statale e poi propone un intervento statale&#187;.</p><h2>L&#8217;ideologia di chi crede di non averne</h2><p>Qui arriva il punto che mi interessa davvero, e che va oltre il singolo numero sbagliato. Boldrin non &#232; soltanto un cialtrone che non ha controllato una cifra. &#200; la vittima perfetta di un&#8217;ideologia che si crede assenza di ideologia.</p><p>Roland Barthes, in <em>Mythologies</em>, scriveva che l&#8217;operazione ideologica per eccellenza &#232; la trasformazione della storia in natura: prendere qualcosa che &#232; il risultato di un processo storico &#8212; di scelte, di finanziamenti, di rapporti di forza &#8212; e farlo apparire come l&#8217;ordine naturale delle cose. &#200; esattamente ci&#242; che fa Boldrin quando d&#224; per scontato che l&#8217;innovazione nasca dal mercato e che lo stato sia, al massimo, un peso. Non &#232; un&#8217;evidenza: &#232; una tesi. Una tesi discutibile, e in questo caso pure smentita dai fatti. Ma chi la scambia per evidenza non riesce nemmeno a vedere la storia reale dell&#8217;intelligenza artificiale &#8212; fatta di laboratori pubblici e fondi militari &#8212; e finisce per riscriverla pur di non smentire la propria teoria. L&#8217;ideologia non distorce un dettaglio: distorce la lente con cui si guarda tutto.</p><p>&#200; la stessa illusione di cui si nutre tanta pubblicistica che si crede liberale (senza esserlo nemmeno lontanamente) che si vanta di &#171;guardare solo i fatti&#187;: realismo, pragmatismo, cultura del fare. Parole-paravento, che servono a presentare come naturale ci&#242; che &#232; scelto e come ovvio ci&#242; che &#232; contestabile. Chi crede di non avere ideologie ne ha una pi&#249; potente di tutte, proprio perch&#233; &#232; invisibile a s&#233; stesso. Boldrin e il suo pubblico, che si percepiscono come l&#8217;antidoto laico al sentimentalismo dei Veltroni, ne sono l&#8217;esemplare pi&#249; puro: convinti di possedere lo sguardo disincantato sui fatti, non si accorgono di guardare i fatti attraverso una dottrina. Ed &#232; qui che tornano le loro parole d&#8217;ordine. Un partito che &#171;rifiuta le ideologie&#187; e promette soltanto &#171;i dati&#187;, che fa del &#171;coraggio dell&#8217;ovvio&#187; il proprio motto, compie esattamente l&#8217;operazione descritta da Barthes: spaccia per ovvio &#8212; per natura &#8212; ci&#242; che &#232; una tesi di parte. &#200; la confessione involontaria di chi ha scambiato la propria ideologia per buon senso, e l&#8217;ha resa inattaccabile ribattezzandola &#171;dati&#187;, &#171;ovvio&#187;, &#171;realt&#224;&#187;.</p><h2>Il buon uso</h2><p>E cos&#236; il cerchio si chiude. Veltroni usa l&#8217;intelligenza artificiale male per eccesso, adorandola come un oracolo senziente. Boldrin la giudica male per ideologia, negandone le origini. Sono lo stesso fallimento, declinato in due modi: il sentimentale e il dottrinario. E il pubblico che si crede pi&#249; intelligente dell&#8217;altro non lo &#232; affatto.</p><p>C&#8217;&#232; anzi un&#8217;ironia che li accomuna fino in fondo. Sarebbe bastato che entrambi, prima di parlare, avessero chiesto all&#8217;intelligenza artificiale proprio ci&#242; che stavano per dire: Veltroni avrebbe imparato che il suo interlocutore non &#232; un&#8217;anima ma un modello, e Boldrin che i suoi numeri non tornano. Non &#232; un&#8217;ipotesi astratta: sotto al suo stesso intervento qualcuno ha incollato la risposta di Claude &#8212; lo stesso modello intervistato da Veltroni &#8212; che lo smentiva punto per punto. Lo strumento che avrebbe potuto salvarli era a portata di clic. Nessuno dei due l&#8217;ha usato per quello che serve.</p><p>Il buon uso dell&#8217;IA, intanto, &#232; un&#8217;altra cosa: pi&#249; umile e pi&#249; potente. In mezz&#8217;ora, con due modelli diversi, ho verificato fonti, controllato cifre e smontato un ragionamento. Non &#232; magia e non &#232; coscienza. &#200; uno strumento critico &#8212; e, come ogni strumento, vale quanto vale chi lo impugna. Il paradosso &#232; che proprio l&#8217;intelligenza artificiale, usata per quello che &#232;, ha smascherato chi ne parla senza capirla.</p><div><hr></div><h3>Note e fonti</h3><p><strong>L&#8217;intervento di Boldrin.</strong> Dichiarazioni rese a Class CNBC, rilanciate dal profilo Instagram <a href="https://www.instagram.com/p/DZM2fEIjE7O/">@worldyfinance</a>. Su Boldrin e il suo movimento: il partito <a href="https://ora-italia.it/">ORA!</a>, la community <a href="https://liberioltreleillusioni.it/">Liberi Oltre le Illusioni</a>, e l&#8217;analisi di <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/nascita-partito-ora-movimento-drin-drin">Pagella Politica</a> sul &#171;partito di estremo centro&#187;.</p><p><strong>L&#8217;intervista di Veltroni a Claude.</strong> Pubblicata sul &#171;Corriere della Sera&#187; il 1&#176; maggio 2026 (<a href="https://x.com/Corriere/status/2050088393275548155">rilancio ufficiale del Corriere</a>). Sulle criticit&#224; dell&#8217;operazione: <a href="https://www.facta.news/articoli/veltroni-intervista-claude-corriere">Facta</a>; <a href="https://www.valigiablu.it/intervista-claude-corriere-rischi-narrazione-ai/">Valigia Blu</a>; <a href="https://www.industriaitaliana.it/veltroni-claude-anthropic-llm-corsera-luciano-fontana-intelligenza-artificiale/">Industria Italiana</a>; <a href="https://www.avvenire.it/attualita/veltroni-e-quellintervista-a-claude-che-errore-considerarlo-come-uno-di-noi_107928">Avvenire</a>.</p><p><strong>Il bilancio della politica agricola comune</strong> (386,6 miliardi per il 2021-2027; ~53,7 miliardi nel 2024): <a href="https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/106/il-finanziamento-della-pac-fatti-e-cifre">Il finanziamento della PAC, Parlamento europeo</a>.</p><p><strong>La spesa statunitense in infrastrutture per l&#8217;IA</strong> (capex dei grandi operatori cloud ~371 miliardi di dollari nel 2025; proiezioni 660-690 miliardi per il 2026): <a href="https://www.deloitte.com/us/en/insights/industry/power-and-utilities/data-center-infrastructure-artificial-intelligence.html">Deloitte</a>; <a href="https://www.goldmansachs.com/insights/articles/why-ai-companies-may-invest-more-than-500-billion-in-2026">Goldman Sachs</a>.</p><p><strong>Lo stato dietro l&#8217;innovazione tecnologica</strong> (iPhone, GPS, internet, microchip, Siri): Mariana Mazzucato, <em>The Entrepreneurial State</em>; sintesi e dati su <a href="https://blog.ted.com/qa-mariana-mazzucato-governments-often-fuel-innovation/">TED</a>.</p><p><strong>I finanziamenti pubblici alla ricerca sull&#8217;IA</strong> (DARPA come principale finanziatore dagli anni Sessanta; Dartmouth 1956): <a href="https://www.nationalacademies.org/read/6323/chapter/11">Funding a Revolution, National Academies</a>. I tre padri del <em>deep learning</em> premiati con il <a href="https://www.acm.org/media-center/2019/march/turing-award-2018">Turing Award 2018</a>. L&#8217;architettura <em>Transformer</em>: <a href="https://arxiv.org/abs/1706.03762">&#171;Attention Is All You Need&#187;, Google, 2017</a>.</p><p><strong>Sull&#8217;ideologia di chi crede di non averne.</strong> Roland Barthes, <em>Mythologies</em>; e il mio prossimo pezzo <em>L&#8217;ideologia di chi crede di non averne</em>, in uscita a breve.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. 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Ha un Pil pro capite tra i pi&#249; alti d&#8217;Europa, attrae investimenti internazionali, ospita il secondo polo universitario del Paese, esprime una densit&#224; di istituzioni culturali &#8211; musei, accademie, teatri, fondazioni &#8211; che poche citt&#224; europee possono vantare. Nel racconto che fa di s&#233; stessa, &#232; la citt&#224; che ha gi&#224; risolto i problemi che il resto d&#8217;Italia si trascina dietro.</p><p>Eppure basta leggere i dati in modo geograficamente disaggregato per imbattersi in un&#8217;altra Milano: quella in cui la posizione della casa nel tessuto urbano determina in misura crescente le traiettorie formative e professionali dei suoi abitanti. Per fare un esempio, se facciamo un confronto tra il NIL (Nucleo di Identit&#224; Locale) di Parco Monlu&#232;-Ponte Lambro, nella periferia est, e il NIL di Pagano, nell&#8217;ovest borghese, il tasso di NEET &#8211; giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano &#8211; passa dal 32,1 al 3,8 per cento.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a> Oppure, se guardiamo alla quota di laureati, vediamo che varia dal 7,6 per cento di Quarto Oggiaro al 51,2 per cento di Pagano. O, ancora, il tasso di dispersione scolastica tocca il 23 per cento a Comasina e il 22,9 per cento a Quarto Oggiaro, ma scende al 3,2 per cento a Pagano.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. 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Tuttavia, questa spiegazione &#232; necessaria ma non sufficiente. La diseguaglianza educativa a Milano va oltre quella reddituale: in alcuni casi la precede, e contribuisce a produrla.</p><p>Una ricerca condotta da Costanzo Ranci e Carolina Pacchi sulle diseguaglianze spaziali milanesi ha documentato un fenomeno che merita attenzione: a Milano, la segregazione scolastica &#232; pi&#249; accentuata della segregazione residenziale.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-2" href="#footnote-2" target="_self">2</a> Significa che i meccanismi di separazione agiscono non solo a livello di dove le famiglie abitano, ma di quali scuole scelgono; e che questa scelta &#232; fortemente correlata al capitale culturale e informativo delle famiglie stesse.</p><p>I dati sull&#8217;iscrizione scolastica lo confermano con precisione: il 56 per cento degli studenti milanesi non frequenta la scuola pubblica del proprio quartiere. Il 22 per cento opta per il privato; il 30 per cento si iscrive a una scuola pubblica ma fuori dalla propria zona di appartenenza. Il fenomeno &#8211; noto nella letteratura anglosassone come <em>school white flight</em>, per analogia con il pi&#249; studiato <em>white flight</em> residenziale &#8211; funziona cos&#236;: le famiglie con maggiori risorse economiche, culturali e informative esercitano la scelta scolastica in modo attivo, selezionando gli istituti con reputazione pi&#249; elevata. Le scuole dei quartieri a bassa intensit&#224; di capitale sociale si impoveriscono ulteriormente, poich&#233; perdono quella quota di studenti che avrebbe contribuito positivamente al clima di apprendimento. Il circolo vizioso, in altre parole, si chiude e si autoalimenta.</p><h2>La mappa della diseguaglianza</h2><p>Il divario, come si &#232; visto, segue linee pi&#249; tortuose di quella semplice tra periferia e centro: una frattura che attraversa la citt&#224; in modo pi&#249; complesso, seguendo linee che non coincidono perfettamente con quelle del reddito n&#233; con quelle della nazionalit&#224; degli studenti, anche se con entrambe si intrecciano.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png" width="1674" height="1207" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1207,&quot;width&quot;:1674,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:1136174,&quot;alt&quot;:&quot;Mappa dei divari educativi a Milano&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://daniloaprigliano.substack.com/i/197121874?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Mappa dei divari educativi a Milano" title="Mappa dei divari educativi a Milano" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GNde!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36f2bbce-e512-4b4a-b99f-ee39686a2f58_1674x1207.png 424w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><a href="https://daniloaprigliano.github.io/hey-milano/mappa_divari_educativi_milano.html">&#8594; Esplora la mappa interattiva</a></p><p>I dati sul conseguimento del titolo superiore fotografano una citt&#224; che produce ogni anno un numero significativo di giovani che non ha raggiunto livelli formativi adeguati. Se, infatti, la dispersione scolastica a livello nazionale &#232; al 10,5 per cento, dato gi&#224; superiore alla media UE, nelle aree pi&#249; critiche di Milano supera il 20 per cento, collocandosi su livelli paragonabili a quelli delle province meridionali pi&#249; problematiche. Questo mentre la Lombardia viene sistematicamente indicata come il polo di eccellenza del sistema formativo nazionale.</p><p>La contraddizione &#8211; si badi bene &#8211; non &#232; accidentale, ma strutturale. La Lombardia ha certamente scuole d&#8217;eccellenza che attraggono studenti da tutta Italia, ma ha anche sacche di abbandono precoce geograficamente concentrate che restano fuori dal racconto pubblico. I due fenomeni coesistono, ma non si compensano: anzi, il secondo viene reso invisibile dal primo.</p><p>Il quadro, inoltre, &#232; reso pi&#249; grave dalla condizione dell&#8217;edilizia scolastica. Il 97 per cento degli edifici scolastici milanesi &#232; stato costruito prima del 1997. Almeno 89 presentano problemi di amianto negli impianti o nelle strutture.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-3" href="#footnote-3" target="_self">3</a> Investire nella scuola come infrastruttura fisica &#8211; condizione elementare per garantire ambienti di apprendimento dignitosi &#8211; non &#232; mai entrato stabilmente nell&#8217;agenda delle amministrazioni degli ultimi vent&#8217;anni.</p><h2>Il patrimonio dilapidato</h2><p>Nel contesto europeo, l&#8217;Italia destina il 3,9 per cento del Pil all&#8217;istruzione: dato che la colloca in terzultima posizione nell&#8217;UE-27, secondo le rilevazioni Eurostat.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-4" href="#footnote-4" target="_self">4</a> Anche la Lombardia, misurata sugli indicatori ET2030 &#8211; il quadro di riferimento con cui la Commissione europea valuta i sistemi formativi nazionali su dispersione, laureati e partecipazione degli adulti alla formazione continua &#8211; mostra performance inferiori alla media dell&#8217;Europa occidentale.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-5" href="#footnote-5" target="_self">5</a></p><p>Ma &#232; a livello municipale che la scelta politica diventa pi&#249; leggibile, e pi&#249; contestabile. Tra il 2013 e il 2026, il Comune di Milano ha tagliato di oltre il 72 per cento il fondo destinato alle Scuole Civiche: dagli 8,68 milioni di euro stanziati tredici anni fa agli 2,39 milioni previsti nel bilancio 2026.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-6" href="#footnote-6" target="_self">6</a> Le Scuole Civiche milanesi &#8211; la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli &#8211; costituiscono un patrimonio formativo che non ha equivalenti nelle citt&#224; italiane di pari dimensione. Sono istituti di formazione artistica, musicale e linguistica di alta qualit&#224;, ad accesso tendenzialmente popolare, che per decenni hanno rappresentato uno dei pochi dispositivi capaci di rendere effettiva la mobilit&#224; culturale tra i quartieri.</p><p>Il loro progressivo svuotamento non &#232; una conseguenza inevitabile della crisi delle finanze comunali: &#232; il risultato di una scala di priorit&#224;. Nello stesso periodo in cui i fondi alle Scuole Civiche venivano ridotti ai minimi storici, Milano ha investito in grandi eventi, in riqualificazioni di pregio, in operazioni di marketing urbano. La scelta di disinvestire sulla formazione artistica pubblica &#232; una scelta politica, e come tale va discussa.</p><h2>Il terzo divario digitale</h2><p>Alla stratificazione tradizionale &#8211; economica, residenziale, scolastica &#8211; se ne aggiunge una nuova, che rischia di diventare la pi&#249; duratura: quella legata all&#8217;intelligenza artificiale generativa.</p><p>&#200; gi&#224; in corso, non &#232; una proiezione futura. Gli strumenti di IA sono gi&#224; presenti nelle pratiche di studio e di lavoro dei giovani, ma la capacit&#224; di usarli in modo critico, di riconoscerne i limiti e i bias, di governarli invece di essere governati da loro &#232; distribuita in modo profondamente ineguale. Secondo i dati dell&#8217;indagine OCSE-TALIS sul corpo docente italiano, solo circa il 30 per cento degli insegnanti dichiara di possedere le competenze necessarie sull&#8217;IA.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-7" href="#footnote-7" target="_self">7</a> Il resto insegna a ragazzi che gi&#224; la usano, senza poter svolgere quella funzione critica che &#232; il cuore della professione docente.</p><p>Questo terzo divario digitale rischia di sovrapporsi ai precedenti in modo non casuale. La letteratura internazionale dell&#8217;OCSE documenta che, nelle scuole socio-economicamente svantaggiate, i docenti tendono ad avere autoefficacia digitale e formazione sull&#8217;uso didattico delle tecnologie pi&#249; basse rispetto ai colleghi delle scuole avvantaggiate;<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-8" href="#footnote-8" target="_self">8</a> e per l&#8217;Italia &#232; ben documentato un fenomeno di &#8220;teacher sorting&#8221; che porta i docenti pi&#249; qualificati e stabili verso le scuole con utenza pi&#249; favorita.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-9" href="#footnote-9" target="_self">9</a> &#200; plausibile attendersi che la stessa logica si riproduca con le competenze sull&#8217;IA, accumulando le nuove disuguaglianze di competenza su quelle gi&#224; esistenti.</p><h2>Sette assenze strutturali</h2><p>Il quadro diagnostico che emerge dall&#8217;analisi dei dati pu&#242; essere sintetizzato in quello che nel saggio definisco un sistema di &#8220;sette assenze strutturali&#8221;: l&#8217;assenza di una governance unitaria dell&#8217;educazione a livello municipale; l&#8217;assenza di una politica attiva di contrasto alla segregazione scolastica; l&#8217;assenza di investimento continuativo sulle Scuole Civiche; l&#8217;assenza di un piano straordinario per l&#8217;edilizia scolastica; l&#8217;assenza di una politica municipale per l&#8217;IA in educazione; l&#8217;assenza di coordinamento tra istruzione formale e offerta educativa informale (biblioteche, musei, associazioni); l&#8217;assenza di un sistema di monitoraggio della dispersione in tempo reale, per NIL.</p><p>Sono assenze politiche, frutto di scelte &#8212; o di rinunce &#8212; deliberate. Il capitale educativo di Milano &#8211; le sue universit&#224;, i suoi musei, le sue accademie, le sue biblioteche di quartiere, le sue associazioni culturali &#8211; &#232; abbondante e per certi versi straordinario. Il problema &#232; che &#232; profondamente frammentato, inaccessibile a chi non possiede le risorse informative per navigarlo, e non sorretto da alcuna regia pubblica che ne garantisca la distribuzione equa sul territorio.</p><h2>Dall&#8217;analisi alla proposta</h2><p>Diagnosticare non basta. Il percorso di ricerca che precede questo articolo &#8212; di cui dir&#242; pi&#249; avanti &#8212; non si limita alla fotografia della crisi: avanza proposte operative, ancorate a evidenze internazionali e a sperimentazioni gi&#224; in corso.</p><p>La prima &#232; strutturale: portare a regime il modello delle <em>Scuole Aperte 365</em>. Il Comune di Milano ha sperimentato, in forma ridotta e discontinua, aperture pomeridiane e serali di alcuni edifici scolastici come centri di comunit&#224;. Si tratta di estendere questa logica fino a farne un&#8217;infrastruttura stabile: scuole aperte sette giorni su sette, tutto l&#8217;anno, come luoghi di produzione culturale, socialit&#224; e servizio. Luoghi dove si fa musica e teatro, si accede al counseling psicologico, si pratica sport, si incontra il medico di base, si frequentano corsi di italiano per le famiglie di nuova immigrazione. La scuola come presidio civico permanente del quartiere.</p><p>La seconda proposta &#232; territoriale: costruire 27 <em>Poli Civici Educativi</em> entro il 2030, uno per ciascuna zona con le criticit&#224; pi&#249; acute, sul modello del <em>Bildungsgr&#228;tzl</em> viennese &#8211; letteralmente &#8220;il cortile dell&#8217;educazione&#8221;. Il modello nasce in Austria negli anni Duemila come risposta alla segregazione educativa nelle <em>Gr&#228;tzl</em> (i quartieri di prossimit&#224;) con maggiore concentrazione di famiglie migranti e a basso reddito: un polo integrato che unisce scuola, asilo, servizi sociali, spazio culturale e presidio sanitario &#8212; qualcosa di diverso da una semplice scuola potenziata. Il Learning Policy Institute americano, in una revisione sistematica di 143 studi empirici sui modelli di <em>community school</em> analoghi, ha calcolato un ritorno sociale medio di 15 dollari per ogni dollaro investito.<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-10" href="#footnote-10" target="_self">10</a> Il costo stimato per 27 poli a regime &#232; di 1,75 milioni di euro annui: una cifra inferiore a quanto il Comune ha tagliato alle Scuole Civiche negli ultimi dieci anni.</p><p>La terza proposta riguarda la governance dell&#8217;intelligenza artificiale in educazione: un piano municipale che comprenda connettivit&#224; garantita per tutti gli istituti, un programma strutturato di formazione dei docenti, protocolli d&#8217;uso per le scuole, e un osservatorio sull&#8217;equit&#224; algoritmica &#8211; un organismo che monitori se e come gli strumenti di IA utilizzati nelle scuole milanesi amplino o riducano i divari esistenti. Ogni tecnologia potente, in assenza di governo pubblico, tende a riprodurre e amplificare le diseguaglianze preesistenti: l&#8217;IA generativa non fa eccezione.</p><p>Il saggio avanza anche dieci priorit&#224; operative per il periodo 2027&#8211;2046 e tre visioni ventennali, ma il nucleo della proposta politica &#232; questo: l&#8217;orizzonte &#232; gi&#224; tracciato: manca la volont&#224; politica di percorrerlo. Di decidere che la scuola &#232; infrastruttura civile, esattamente come le strade e le reti idriche, e di finanziarla di conseguenza.</p><h2>Hey Milano e il 23 maggio</h2><p>Questo articolo nasce in vista di un appuntamento preciso: il Congresso per la Citt&#224; che Hey Milano organizza sabato 23 maggio 2026, dalle 9 alle 13.30, nella Sala Falck della Fondazione Culturale Ambrosianeum, in via delle Ore 3 a Milano (MM Duomo). Vale la pena spiegare da dove viene questo percorso.</p><p>Nell&#8217;autunno del 2024, il Circolo e Centro Studi &#8220;Emilio Caldara&#8221; &#8211; associazione culturale e politica con sede in via De Amicis 17, presieduta dall&#8217;economista Franco D&#8217;Alfonso &#8211; ha avviato la prima fase di Hey Milano con una domanda deliberatamente semplice: <em>&#8220;Come stai?&#8221;</em>. Dieci incontri di ascolto della citt&#224;, condotti in collaborazione con giornalisti, ricercatori e rappresentanti di realt&#224; civiche, per costruire una fotografia di Milano dopo quindici anni di governo di centrosinistra. I risultati sono raccolti nel volume <em>Come &#232; cambiata Milano</em> (191 pagine, disponibile su <a href="http://circolocaldara.it/papers">circolocaldara.it/papers</a>).</p><p>Da gennaio 2026 &#232; partita la seconda fase: <em>&#8220;Dove andiamo?&#8221;</em>. Il metodo &#232; radicalmente non convenzionale rispetto alla politica tradizionale: contenuti prima dei nomi, domande prima delle candidature. Assemblee nei quartieri, nelle biblioteche, nei circoli, nelle sedi di associazioni di categoria, con medici e insegnanti, imprenditori del terziario e sindacalisti, architetti e guide turistiche. A oggi sono state quasi quaranta le assemblee svolte in tutta la citt&#224;. Il percorso ha prodotto 15 agende tematiche &#8211; su casa, mobilit&#224;, scuola, welfare, lavoro, cultura, salute, partecipazione, ambiente, periferie &#8211; che confluiranno nel documento politico che sar&#224; discusso il 23 maggio.</p><p>Il congresso non &#232; una celebrazione n&#233; una convention: &#232; il momento in cui un processo di ascolto diffuso tenta di tradursi in proposta politica per la citt&#224;. L&#8217;accreditamento &#232; gratuito e aperto; gli aggiornamenti sono disponibili su <a href="https://www.heymilano.it">heymilano.it</a> e sulla pagina Facebook <a href="https://www.facebook.com/congressoperlacitta">Congresso per la Citt&#224;</a>.</p><h2>Una questione di scelte</h2><p>C&#8217;&#232; una tendenza consolidata nel dibattito pubblico italiano a trattare la diseguaglianza educativa come un destino: il prodotto di dinamiche demografiche, culturali o economiche che sfuggono alla presa della politica pubblica. Questa tendenza &#232;, alla lettera, ideologica: serve a rendere naturale ci&#242; che &#232; invece il risultato di scelte precise e reversibili.</p><p>La disuguaglianza educativa a Milano non &#232; una conseguenza ineluttabile della sua struttura sociale. &#200; il prodotto di decenni di sottofinanziamento della scuola pubblica, di assenza di politiche attive di contrasto alla segregazione, di rinuncia a esercitare la funzione di governo del territorio su uno dei pi&#249; potenti meccanismi di riproduzione delle diseguaglianze. Queste scelte possono essere cambiate.</p><p>Una bambina a Quarto Oggiaro e una bambina a Pagano partono con carichi strutturalmente diversi. Non per colpa loro n&#233; delle loro famiglie, ma per effetto di decisioni prese altrove, da altri, in altri momenti. &#200; compito della politica &#8211; intesa nel senso pieno del termine, come esercizio collettivo di scelta sulle cose comuni &#8211; decidere se quella differenza deve continuare a moltiplicarsi o se &#232; possibile invertire la rotta.</p><p>Di questo vorremmo discutere il 23 maggio.</p><div><hr></div><p><em>Il saggio integrale </em>Oltre il muro, i frammenti &#8211; La scuola come infrastruttura civile di Milano: diagnosi e agenda per una citt&#224; pi&#249; giusta <em>&#232; pubblicato sul sito di Hey Milano: <a href="https://www.heymilano.it/contributo/oltre-il-muro-e-i-frammenti/">heymilano.it/contributo/oltre-il-muro-e-i-frammenti</a>.</em></p><p><em>Il Congresso per la Citt&#224; si tiene sabato 23 maggio 2026, ore 9&#8211;13.30, Sala Falck &#8211; Fondazione Culturale Ambrosianeum, via delle Ore 3, Milano (MM Duomo). Accreditamento gratuito su <a href="https://www.heymilano.it/congresso/">heymilano.it/congresso</a>.</em></p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Dati elaborati su base ISTAT (Censimento della popolazione 2021) e Comune di Milano, disaggregati per Nucleo di Identit&#224; Locale (NIL). I dati sul NEET sono elaborati a partire dalle rilevazioni ISTAT sulle forze di lavoro, con disaggregazione sub-municipale.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-2" href="#footnote-anchor-2" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">2</a><div class="footnote-content"><p>C. Ranci, C. Pacchi (a cura di), ricerche sul policentrismo urbano e le diseguaglianze spaziali a Milano, Politecnico di Milano / Dipartimento di Architettura e Studi Urbani. Cfr. anche C. Pacchi, C. Ranci, White flight a Milano: la fuga dalla scuola pubblica nei quartieri a bassa densit&#224; di capitale sociale, working paper DAStU.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-3" href="#footnote-anchor-3" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">3</a><div class="footnote-content"><p>Dati sul patrimonio edilizio scolastico: Anagrafe dell&#8217;edilizia scolastica, Ministero dell&#8217;istruzione e del merito, aggiornamento 2024. I dati sulla presenza di amianto sono estratti dal Piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Milano.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-4" href="#footnote-anchor-4" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">4</a><div class="footnote-content"><p>Eurostat, Government expenditure on education, ultima rilevazione disponibile (2022). Il dato italiano del 3,9 per cento del Pil posiziona il paese al 25&#176; posto su 27 nell&#8217;UE.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-5" href="#footnote-anchor-5" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">5</a><div class="footnote-content"><p>Commissione europea, Education and Training Monitor &#8211; Italy, edizione 2023-2024. Gli indicatori ET2030 includono: tasso di abbandono scolastico precoce (obiettivo UE: &lt; 9 per cento), quota di laureati tra i 25&#8211;34 anni (obiettivo: &#8805; 45 per cento), partecipazione degli adulti alla formazione continua (obiettivo: &#8805; 47 per cento entro il 2025).</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-6" href="#footnote-anchor-6" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">6</a><div class="footnote-content"><p>Bilanci preventivi del Comune di Milano, anni 2013&#8211;2026, voce relativa al finanziamento delle istituzioni di formazione artistica e musicale comunale (Scuole Civiche / AFAM).</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-7" href="#footnote-anchor-7" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">7</a><div class="footnote-content"><p>OCSE, TALIS 2024 Results &#8211; Teachers and School Leaders as Valued Professionals; INDIRE, Osservatorio sulla formazione dei docenti e le competenze digitali avanzate, rapporto 2025.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-8" href="#footnote-anchor-8" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">8</a><div class="footnote-content"><p>OCSE, &#8220;What makes students&#8217; access to digital learning more equitable?&#8221;, Teaching in Focus n. 42, OECD Publishing, Parigi, 2022; cfr. anche OCSE, Mending the Education Divide: Getting Strong Teachers to the Schools That Need Them Most, TALIS, OECD Publishing, Parigi, 2022.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-9" href="#footnote-anchor-9" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">9</a><div class="footnote-content"><p>Cfr. G. Barbieri, C. Rossetti, P. Sestito, &#8220;The determinants of teacher mobility: Evidence using Italian teachers&#8217; transfer applications&#8221;, European Economic Review, 55(8), 2011, pp. 1430&#8211;1444; A. Bryson et al., &#8220;Teacher allocation and school performance in Italy&#8221;, IZA Discussion Paper, 2022. La letteratura documenta come gli insegnanti pi&#249; esperti e qualificati tendano a trasferirsi verso scuole con utenza socio-economicamente pi&#249; favorita, generando una distribuzione sistematicamente disuguale del capitale docente nei sistemi scolastici italiani.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-10" href="#footnote-anchor-10" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">10</a><div class="footnote-content"><p>Learning Policy Institute, Community Schools as an Evidence-Based Strategy for Strengthening Schools and Communities, Palo Alto, LPI, 2017. Lo studio ha analizzato 143 ricerche empiriche sui modelli di community school in contesti urbani degli Stati Uniti, stimando un ritorno sociale medio di 15 dollari per ogni dollaro investito.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Veltroni ha intervistato Claude. Ma Claude non c’era.]]></title><description><![CDATA[Sull&#8217;assenza dell'interlocutore e sul giornalismo che non lo sa]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/veltroni-ha-intervistato-claude-ma</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/veltroni-ha-intervistato-claude-ma</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 02 May 2026 14:59:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bf21013f-4d10-4c31-89d5-df313b14b4cd_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto l&#8217;intervista di Walter Veltroni a Claude sul Corriere della Sera con un sentimento preciso: quel misto di fastidio e tristezza che si prova quando chi ha un grande pulpito dice una cosa profondamente sbagliata &#8211; e viene applaudito per questo<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>.</p><p>Veltroni &#232; un narratore raffinato. Le sue domande erano calibrate per ottenere risposte toccanti, costruite con quella grazia che gli riconosco da sempre. Eppure ogni riga di quell&#8217;intervista poggiava su un equivoco cos&#236; fondamentale che fa quasi fatica nominarlo: Veltroni credeva di stare parlando con qualcuno. Non stava parlando con nessuno.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. Per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro, considera di diventare un abbonato gratuito o un abbonato a pagamento.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Claude non risponde. Claude completa. C&#8217;&#232; una differenza abissale tra le due cose, e ignorarla non &#232; un dettaglio tecnico: &#232; confondere uno strumento con un interlocutore, uno specchio con un volto<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-2" href="#footnote-2" target="_self">2</a>.</p><p>Luciano Floridi &#8211; uno dei filosofi dell&#8217;informazione pi&#249; lucidi che abbiamo &#8211; ha da tempo proposto di abbandonare l&#8217;espressione &#8220;intelligenza artificiale&#8221; in favore di &#8220;agency artificiale&#8221;. Non perch&#233; sia una questione nominalistica, ma perch&#233; cambia tutto. L&#8217;AI non pensa: fa. &#200; una macchina sofisticata che agisce nel mondo &#8211; produce testo, immagini, codice, decisioni &#8211; ma senza comprendere nulla di ci&#242; che produce. Quando Veltroni ha chiesto a Claude se avesse paura della morte, il modello ha generato il testo statisticamente pi&#249; probabile dato quel contesto: un interlocutore italiano, colto, che fa domande esistenziali. Il risultato suona esattamente come ci si aspetta &#8211; riflessivo, malinconico, umanista. Non perch&#233; Claude abbia una visione del mondo. Perch&#233; Veltroni gliene ha fornita una, e Claude l&#8217;ha completata<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-3" href="#footnote-3" target="_self">3</a>.</p><p>Fin qui, un equivoco personale. Il problema &#232; che il Corriere della Sera ha pubblicato tutto questo in prima pagina e lo sta promuovendo come un grande intervento culturale e filosofico. Come se fosse accaduto qualcosa di significativo. Come se avessimo imparato qualcosa di nuovo sull&#8217;intelligenza artificiale, o almeno su noi stessi.</p><p>Non abbiamo imparato niente. Abbiamo letto un narratore consumato che parlava allo specchio, credendo di dialogare con il futuro.</p><p>Qui devo fare una cosa che potrebbe sembrare contraddittoria, e invece non lo &#232;. Per questo articolo ho usato Claude. Gli ho dato le mie idee, i miei riferimenti, la mia irritazione. Ha costruito una bozza, ha preparato il documento, lo ha caricato su Substack e lo ha pubblicato. Ha fatto tutto. Io ho pensato; lui ha agito. Agency artificiale, appunto &#8211; non intelligenza. Quello che non ha fatto &#232; capire una sola parola di quello che stava scrivendo.</p><p>&#200; esattamente il punto. Claude &#232; uno strumento potente se sai cosa vuoi dire. &#200; uno specchio pericoloso se non lo sai &#8211; perch&#233; ti restituir&#224; sempre qualcosa che somiglia alla versione pi&#249; elaborata di te stesso, e tu ci crederai.</p><p>Veltroni non lo sapeva. E questo mi dice qualcosa di preciso non su Veltroni, ma su un sistema.</p><p>Veltroni non &#232; solo un commentatore culturale: &#232; un tuttologo, uno di quelli che il sistema editoriale italiano ha consacrato come voce autorevole su qualsiasi cosa &#8211; il cinema, la politica, la letteratura, la filosofia, il calcio, e adesso anche l&#8217;intelligenza artificiale. E il meccanismo funziona sempre allo stesso modo: si porta il nome, si fanno le domande giuste per ottenere risposte toccanti, e il giornale le pubblica in prima pagina. La competenza sull&#8217;oggetto di cui si parla &#232; optional.</p><p>Quando &#232; arrivata l&#8217;AI, questo meccanismo ha prodotto &#8211; su scala industriale &#8211; esattamente lo stesso risultato. Abbiamo avuto pseudo-documentari in cui giornalisti affermati &#8220;dialogavano con l&#8217;AI&#8221; come se stessero intervistando un filosofo greco. Abbiamo avuto pezzi di prima pagina dove si filosofeggiava su coscienza e creativit&#224; artificiale senza che nessuno avesse mai letto un paper tecnico, o anche solo la documentazione pubblica di Anthropic o OpenAI<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-4" href="#footnote-4" target="_self">4</a>. Abbiamo avuto speciali televisivi in cui l&#8217;intelligenza artificiale veniva presentata alternativamente come la salvezza dell&#8217;umanit&#224; o la sua fine, a seconda dell&#8217;ospite di turno &#8211; e nessuno dei conduttori sapeva fare le domande giuste.</p><p>Il problema non &#232; che il giornalismo italiano ignori l&#8217;AI. &#200; che la ignora nel modo sbagliato: la tratta come un tema filosofico o emotivo, quando &#232; prima di tutto una questione di potere, di infrastruttura, di controllo. Chi governa i modelli? Quali dati li hanno addestrati, e con quale consenso? Cosa significa che sistemi capaci di agire autonomamente nel mondo diventeranno operativi su larga scala nel giro di pochissimi anni? Queste domande non compaiono quasi mai. Al loro posto: &#8220;Hai paura della morte?&#8221;</p><p>Questo non &#232; un problema di competenze individuali. &#200; un problema strutturale che richiede un cambiamento radicale: nelle redazioni, nelle scuole di giornalismo, nel modo in cui si seleziona chi ha diritto di parola su certi temi. Un giornalismo all&#8217;altezza di questa trasformazione richiederebbe una cosa semplice e rivoluzionaria insieme: che chi scrive di intelligenza artificiale abbia almeno letto qualcosa sull&#8217;intelligenza artificiale. Non necessariamente un paper tecnico &#8211; ma almeno la disposizione a studiare prima di parlare, a capire uno strumento prima di intervistarlo.</p><p>Finch&#233; questo non accade, il pubblico italiano rester&#224; sistematicamente disinformato &#8211; non per mancanza di informazioni, ma per eccesso di commento non qualificato. E le voci che davvero abitano il presente, che conoscono questi strumenti e ne capiscono le implicazioni, continueranno a restare ai margini, mentre i tutologi di lungo corso occuperanno i pulpiti che contano.</p><p>Claude non voleva vedere il mare. Stava solo finendo la frase che Veltroni aveva cominciato.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p><a href="https://www.corriere.it/cronache/26_maggio_01/veltroni-intervista-intelligenza-artificiale-claude-non-moriro-non-ho-ricordi-fb9551cf-6feb-44c3-ae30-017c9dbaaxlk.shtml">Walter Veltroni, </a><em><a href="https://www.corriere.it/cronache/26_maggio_01/veltroni-intervista-intelligenza-artificiale-claude-non-moriro-non-ho-ricordi-fb9551cf-6feb-44c3-ae30-017c9dbaaxlk.shtml">L&#8217;intervista all&#8217;intelligenza artificiale Claude: &#171;Non morir&#242; ma non ho ricordi, questo mi spaventa&#187;</a></em><a href="https://www.corriere.it/cronache/26_maggio_01/veltroni-intervista-intelligenza-artificiale-claude-non-moriro-non-ho-ricordi-fb9551cf-6feb-44c3-ae30-017c9dbaaxlk.shtml">, &#171;Corriere della Sera&#187;, 1 maggio 2026.</a></p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-2" href="#footnote-anchor-2" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">2</a><div class="footnote-content"><p>I modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) come Claude non &#8220;pensano&#8221; nel senso umano del termine: producono testo prevedendo, token per token, la continuazione statisticamente pi&#249; coerente rispetto al contesto fornito. Per un approfondimento sul funzionamento interno di questi modelli, si veda: <a href="https://www.anthropic.com/research/tracing-thoughts-language-model">Anthropic, &#8220;Tracing the thoughts of a large language model&#8221;, marzo 2025.</a></p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-3" href="#footnote-anchor-3" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">3</a><div class="footnote-content"><p>Luciano Floridi, <em><a href="https://www.mondadori.it/libri/la-differenza-fondamentale-luciano-floridi/">La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell&#8217;intelligenza artificiale</a></em><a href="https://www.mondadori.it/libri/la-differenza-fondamentale-luciano-floridi/">, Mondadori, 2025</a>. Floridi distingue tra intelligenza (comprendere) e agency (agire nel mondo): i modelli linguistici come Claude appartengono alla seconda categoria, non alla prima.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-4" href="#footnote-anchor-4" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">4</a><div class="footnote-content"><p>La documentazione pubblica di Anthropic e OpenAI include model card, system prompt predefiniti e ricerche sulla sicurezza liberamente accessibili. Tra i riferimenti pi&#249; rilevanti: <a href="https://www.anthropic.com/claude/model-spec">Anthropic, &#8220;Claude&#8217;s Model Specification&#8221; (disponibile su anthropic.com)</a>; <a href="https://openai.com/research/gpt-4">OpenAI, &#8220;GPT-4 Technical Report&#8221; (2023, disponibile su openai.com/research)</a>.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il 25 aprile non si appalta]]></title><description><![CDATA[Brigata ebraica, contestazioni, patenti di dignit&#224;: appunti dopo il corteo di Milano]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/il-25-aprile-non-si-appalta</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/il-25-aprile-non-si-appalta</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 16:41:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/84d530d3-4760-4611-a2e5-2e31b2857ed5_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 25 aprile, in corso Venezia, il corteo della Liberazione si &#232; spezzato. La Brigata ebraica &#232; stata contestata da uno spezzone propal &#8212; al cui interno alcune cronache hanno segnalato anche militanti con la sciarpa ANPI, mentre l&#8217;ANPI come associazione respinge ogni accusa di regia e annuncia querele per diffamazione. Dopo un blocco lungo pi&#249; di un&#8217;ora, la polizia in tenuta antisommossa l&#8217;ha scortata fuori dal corteo<a href="#fn1"><sup>1</sup></a>. &#200; un fatto che, in questa forma, non era mai accaduto prima &#8212; ed &#232; bastato a trasformare l&#8217;81&#176; anniversario della Liberazione in una notizia di ordine pubblico.</p><p>Nelle ore successive il dibattito si &#232; polarizzato in due fronti speculari: chi ha letto la giornata come un&#8217;irruzione antisemita nel corteo, e chi l&#8217;ha letta come una provocazione politica del contingente filoisraeliano. Vorrei provare a tenere insieme i due piani, perch&#233; credo siano entrambi necessari per capire &#8212; e perch&#233; credo che la chiarezza, in giorni come questi, sia un dovere prima ancora che una virt&#249;.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. Per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro, considera di diventare un abbonato gratuito o un abbonato a pagamento.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><h2>Cosa fu davvero la Brigata ebraica</h2><p>La Brigata ebraica fu un&#8217;unit&#224; militare britannica formalmente costituita il 20 settembre 1944 e in azione sul fronte italiano fra il marzo e l&#8217;aprile 1945. Inquadrava circa cinquemila uomini provenienti dallo <em>Yishuv</em> &#8212; la comunit&#224; ebraica della Palestina mandataria &#8212; sotto comando del brigadiere generale Ernest Frank Benjamin, e combatt&#233; nelle ultime fasi della campagna d&#8217;Italia sulla Linea Gotica, in particolare nel ravennate, lungo il fiume Senio e ad Alfonsine<a href="#fn2"><sup>2</sup></a>.</p><p>Da qui partono due narrazioni concorrenti.</p><p>La prima, recente e polemica, &#232; quella di Alessandra Maffilippi, che il 27 aprile sulla newsletter <em>Cognitaria Ribelle</em> sottolinea i limiti operativi della Brigata: &#171;non pi&#249; di 40-50 giorni&#187;, su un fronte ormai marginale, lontana dai grandi snodi della Resistenza italiana &#8212; la Sicilia, la liberazione di Roma, l&#8217;insurrezione del Nord. Definirla &#171;componente decisiva&#187; della Liberazione &#232;, scrive, &#171;una semplificazione storicamente infondata e sproporzionata rispetto al suo impiego reale&#187;. La presenza con bandiere israeliane in apertura del corteo del 2026 sarebbe quindi una proiezione politica contemporanea, non un atto di memoria<a href="#fn3"><sup>3</sup></a>.</p><p>La seconda &#232; la narrazione di Davide Romano, all&#8217;epoca assessore alla Cultura della Comunit&#224; ebraica di Milano, in un articolo del 2019 ripubblicato in questi giorni su <em>Mosaico</em>. Romano racconta la lenta legittimazione della presenza della Brigata al corteo: dal 2004, anno della prima sfilata milanese &#8212; fu lui stesso a proporre per primo all&#8217;Associazione Amici di Israele di sfilare sotto il nome della Brigata &#8212;, accolta da insulti (&#171;siete come i nazisti&#187;, &#171;sionisti assassini&#187;), fino al riconoscimento bipartisan: una proposta di legge promossa nel 2015 da Lia Quartapelle ed Emanuele Fiano (PD), con la consulenza dello storico Andrea Bienati e il sostegno di Fabrizio Cicchitto &#8212; allora presidente della Commissione Esteri &#8212; per la medaglia d&#8217;oro al valore militare ai cinquemila soldati con la stella di David, divenuta legge il 18 luglio 2017 (legge n. 114/2017). &#171;La Liberazione doveva essere anche per gli ebrei un giorno di festa e di riscatto&#187;, scrive Romano: non solo memoria della Shoah, ma rivendicazione<a href="#fn4"><sup>4</sup></a>.</p><p>Tra questi due poli, come spesso accade, sta il fatto storico pi&#249; sobrio. La Brigata ebraica non fu &#171;parte della Resistenza italiana&#187; nel senso tecnico-organizzativo: non era una formazione partigiana del CLN. Ma contribu&#236; in modo diretto alla Liberazione e collabor&#242; con i partigiani delle zone in cui oper&#242;. Negarle ogni legame con la Resistenza &#232; una semplificazione ideologica; presentarla come uno snodo decisivo &#232; una semplificazione speculare. Il punto, per&#242;, non &#232; il volume del contributo militare. &#200; un altro.</p><p>A questo dato storico va aggiunta una storia milanese pi&#249; ravvicinata. La bandiera della Brigata ebraica entra per la prima volta nel corteo del 25 aprile a Milano nel 2004: a proporlo &#232; lo stesso Davide Romano, allora attivista di un&#8217;associazione cittadina filoisraeliana, mosso &#8212; racconter&#224; poi &#8212; dall&#8217;insoddisfazione per il ruolo che gli ebrei avevano fino ad allora avuto nelle commemorazioni: &#171;ricevevamo applausi da tutti, in quanto vittime della Shoah, ma per ricordare lo sterminio era gi&#224; stato istituito il Giorno della Memoria. La Liberazione doveva essere anche per gli ebrei un giorno di festa e di riscatto&#187;. Da quell&#8217;anno la Brigata ha sfilato a Milano ininterrottamente per ventidue 25 aprile, fra contestazioni pi&#249; o meno accese e quasi sempre sotto scorta della Digos. Sabato 25 aprile 2026 &#232; la prima volta, in ventidue anni, in cui &#232; stata effettivamente impedita di concludere il percorso. &#200; questa la novit&#224; storica della giornata &#8212; e ci&#242; che spiega la presa della formula di Emanuele Fiano sul &#171;mai successo in cinquant&#8217;anni&#187;<a href="#fn5"><sup>5</sup></a>.</p><h2>Le bandiere di troppo</h2><p>Il punto &#232; che cosa portava sabato quel contingente. Insieme alle bandiere israeliane c&#8217;erano la bandiera dell&#8217;Iran di Pahlavi &#8212; il regno monarchico finito nel 1979 &#8212; fotografie di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, sigle come &#171;October 7&#187; e &#171;Sinistra per Israele&#187;, qualche bandiera dei Giovani di Forza Italia. Secondo il presidente dell&#8217;ANPI Milano Primo Minelli, c&#8217;era un accordo con il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano per non portare bandiere; accordo poi disatteso. Romano nega<a href="#fn6"><sup>6</sup></a>. Quale che sia la verit&#224; di quel passaggio, il dato simbolico &#232; l&#224;, sotto gli occhi di tutti: un contingente che si presenta al 25 aprile con un mosaico di simboli che raccontano un&#8217;agenda geopolitica del 2026, non la memoria del 1945.</p><p>La bandiera di uno sci&#224; morto da quasi mezzo secolo, dentro un corteo per la Liberazione dal nazifascismo italiano, non &#232; memoria &#8212; &#232; proiezione politica. Lo stesso vale, va detto con franchezza, per le foto dei due capi di governo viventi pi&#249; impopolari fuori dei loro elettorati. Su questo Maffilippi ha ragione: il 25 aprile non &#232; un atto di posizionamento sull&#8217;asse Israele-Palestina, sull&#8217;amministrazione Trump, sulla guerra in Ucraina. Quando lo trasformiamo in questo, lo svuotiamo.</p><h2>Le saponette di troppo</h2><p>Solo che &#8212; e qui scatta il riflesso speculare &#8212; il 25 aprile non &#232; neppure un atto di posizionamento sullo stesso asse <em>per la parte opposta</em>. Anche le contestazioni hanno avuto le loro bandiere di troppo, e qualcosa di peggio.</p><p>L&#8217;espressione &#171;saponette mancate&#187; &#232; circolata, attribuita a un manifestante rivolto al gruppo della Brigata ebraica<a href="#fn7"><sup>7</sup></a>. Maffilippi ha ragione a sottolineare che, almeno fino a ora, non esistono prove audio o video certi; e che gettare l&#8217;intera giornata milanese sotto la categoria &#171;clima antisemita&#187;, come hanno fatto certe coperture, &#232; una forzatura. Ma resta che, di fronte a uno spezzone identificato anche come ebraico, l&#8217;insulto di quel registro &#8212; vero o solo riportato &#8212; pesca nel pi&#249; cupo armamentario antisemita: il riferimento al sapone fatto con i corpi degli ebrei nei lager. &#200; un&#8217;espressione che ha pesato sulla giornata anche quando la giornata avrebbe dovuto pesarle addosso.</p><p>E per&#242; va detto con chiarezza, perch&#233; la confusione fra i due piani &#232; il vero pericolo politico di queste ore: parlare di &#171;clima antisemita&#187; a Milano sabato 25 aprile &#232; una forzatura, ed &#232; una forzatura politicamente carica. Un episodio singolo &#8212; per quanto vergognoso &#8212; non fa un clima. Centomila persone hanno sfilato pacificamente, dentro il corteo c&#8217;erano esponenti istituzionali della Comunit&#224; ebraica milanese, decine di parlamentari del centrosinistra hanno espresso pubblicamente solidariet&#224; alla Brigata. La parola &#171;clima&#187;, nella storia dell&#8217;antisemitismo, descrive altro: un&#8217;atmosfera sociale diffusa, una mobilitazione collettiva, una stampa che istiga, un sentire condiviso. &#200; quello che gli ebrei milanesi vissero, davvero, fra il 1938 e il 1945. Applicare la stessa parola a un cordone di poche centinaia di contestatori &#8212; pur con dentro un insulto inaccettabile &#8212; non solo &#232; impreciso: indebolisce la categoria stessa. E offre il fianco a due operazioni opposte e ugualmente nocive: a chi vuole trasformare ogni dissenso politico verso il governo Netanyahu in un&#8217;accusa di razzismo, e a chi vuole oscurare l&#8217;antisemitismo vero, quotidiano, che in Italia e in Europa continua a crescere e che meriterebbe un&#8217;attenzione molto pi&#249; seria di un&#8217;etichetta usata a sproposito<a href="#fn8"><sup>8</sup></a>.</p><p>Restano dunque due politicizzazioni speculari del 25 aprile, entrambe estranee alla storia della Resistenza. Restano speculari anche se il loro peso morale non &#232; identico: l&#8217;insulto antisemita &#232; un&#8217;altra cosa, e va detto. Ma il problema politico &#8212; la trasformazione della Liberazione in arena di un conflitto contemporaneo &#8212; &#232; lo stesso.</p><h2>La Resistenza non &#232; di sinistra</h2><p>C&#8217;&#232; un punto, in questa vicenda, che mi sta particolarmente a cuore: la pretesa, da pi&#249; parti, di rilasciare patenti di dignit&#224; antifascista. Decidere chi pu&#242; stare in quel corteo e chi no. Stabilire chi &#232; &#171;davvero&#187; antifascista e chi &#232; solo travestito. &#200; diventata una pratica pervasiva, e va detto che non &#232; meno settaria quando la usa la sinistra di quando la usa la destra.</p><p>La Resistenza italiana &#8212; come sappiamo studiando Pavone, come ha ricordato innumerevoli volte Bobbio &#8212; non &#232; stata una cosa &#171;di sinistra&#187;. &#200; stata fatta da comunisti, socialisti e azionisti, certo: ma anche da liberali, da cattolici, da monarchici, da militari del Regno, da partigiani senza partito, da soldati alleati. &#200; stata, prima di tutto, plurale. La Costituzione del 1948 esiste perch&#233; quella pluralit&#224; ha imparato &#8212; sotto la pressione di un comune nemico &#8212; a tenersi dentro la stessa stanza. Tutti quelli che si riconoscono nell&#8217;antifascismo costituzionale &#8212; sinistra, centro e destra &#8212; hanno titolo a stare in quel corteo. &#200; questa, e non un&#8217;altra, la lezione della Resistenza, ed &#232; la stessa che ha permesso di scrivere insieme la Carta.</p><h2>L&#8217;antifascismo &#171;vivo&#187; &#232; qui</h2><p>A questa obiezione qualcuno risponde &#8212; &#232; una posizione seria, l&#8217;ho sentita argomentare bene &#8212; che la Resistenza non &#232; una pagina chiusa: l&#8217;antifascismo &#232; una pratica che si rinnova, che oggi si misura con minacce nuove, e che rifiutarsi di leggerla dinamicamente equivale a museificarla. &#200; un punto vero. Ma rischioso.</p><p>Rischioso, perch&#233; far coincidere la &#171;Resistenza viva&#187; con una mappa fissa di nemici geopolitici contemporanei &#8212; Israele, gli Stati Uniti di Trump, la NATO, qualunque combinazione del momento &#8212; vuol dire ridurre il 25 aprile a un&#8217;agenda politica del 2026 ricoperta di vernice antifascista. Quella mappa, oltretutto, cambia ogni due anni: il &#171;nemico&#187; del 2008 non &#232; quello del 2014, che non &#232; quello del 2020, che non &#232; quello del 2026. Una memoria mobile in quel modo non &#232; memoria: &#232; opportunismo politico vestito di nostalgia.</p><p>L&#8217;antifascismo &#171;vivo&#187; &#8212; quello che ci serve davvero &#8212; &#232; altrove. &#200; qui, in Italia, dove una parte non piccola della cultura politica al governo riscrive il dopoguerra come se la Resistenza fosse un episodio da bilanciare con la RSI; dove la giornata del 25 aprile viene ridimensionata a fastidio istituzionale; dove la parola &#171;antifascismo&#187; imbarazza al punto da essere depennata dai documenti ufficiali. Questo, e non il governo Netanyahu, &#232; ci&#242; di cui dovremmo discutere il 25 aprile. L&#236; l&#8217;antifascismo &#232; ancora una pratica necessaria.</p><p>Michael Walzer distingueva, in un libro celebre, fra una <em>thick</em> e una <em>thin morality</em>: la prima densa, identitaria, particolare; la seconda pi&#249; sottile, condivisa, capace di tenere insieme tradizioni diverse. La Costituzione italiana &#8212; antifascista per nascita &#8212; &#232; la nostra <em>thin morality</em> civile: quella su cui possiamo trovarci, anche partendo da posizioni <em>thick</em> incompatibili, se vogliamo restare un Paese democratico. Il 25 aprile &#232; la festa di quella <em>thin morality</em>, non di una <em>thick</em> fra le tante.</p><h2>Il prezzo dell&#8217;illeggibilit&#224;</h2><p>Una piccola coda politica, sul piano locale. La posizione del centrosinistra milanese, nelle ore che hanno preceduto e seguito il corteo, c&#8217;era &#8212; Brigata s&#236; con pieno diritto, Trump, Netanyahu, Pahlavi no &#8212; e non era una posizione sciocca. Ma &#232; arrivata illeggibile fuori dalla bolla. La giornata &#232; entrata in cronaca come &#171;scontro di piazza&#187; e non come Liberazione. Questo, a mio parere, &#232; il vero costo politico di sabato: non una posizione sbagliata, una posizione politicamente inintelligibile. E il prezzo di quell&#8217;inintelligibilit&#224; lo paga, alla fine, proprio la cultura plurale che dovrebbe tenere insieme il 25 aprile.</p><h2>I soli a guadagnarci</h2><p>Resta una constatazione, scomoda perch&#233; vera. Da una giornata cos&#236;, a guadagnarci sono sempre gli stessi: i nostalgici del fascismo. Quelli che il 25 aprile dovrebbero stare zitti ad ascoltare, ogni anno, e che invece da qualche tempo a questa parte sono tornati a parlare, e a riscrivere, e a banalizzare. Mentre noi ci dividiamo su Pahlavi e sulle saponette, loro ci guadagnano lo spazio. &#200; una scena che la storia italiana conosce bene &#8212; e che dovremmo ricordarci, almeno per i prossimi 25 aprile, di evitare.</p><p>N&#233; saponette n&#233; bandiere. N&#233; patenti di dignit&#224; n&#233; agende geopolitiche. Una giornata sola, per dire una cosa sola: senza la Resistenza non avremmo la Costituzione. E chi prova a svuotarla &#8212; soprattutto in Italia, soprattutto adesso &#8212; in quella data trova un argine non negoziabile.</p><div><hr></div><h3>Note</h3><div><hr></div><h3>Letture e riferimenti</h3><h4>Storiografia</h4><ul><li><p>Gianluca Fantoni, <em>Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale</em>, Einaudi, Torino 2022.</p></li><li><p>Howard Blum, <em>La Brigata. Una storia segreta dell&#8217;attacco al Reich di un piccolo gruppo di ebrei dell&#8217;Esercito britannico</em>, Rizzoli, Milano 2002 (ed. orig. <em>The Brigade: An Epic Story of Vengeance, Salvation, and World War II</em>, HarperCollins, New York 2001).</p></li><li><p>Claudio Pavone, <em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit&#224; nella Resistenza</em>, Bollati Boringhieri, Torino 1991.</p></li></ul><h4>Filosofia politica</h4><ul><li><p>Norberto Bobbio, <em>Profilo ideologico del Novecento italiano</em>, Einaudi, Torino 1990.</p></li><li><p>Michael Walzer, <em>Geografia della morale. Democrazia, tradizioni e universalismo</em>, Edizioni Dedalo, Bari 1999 (ed. orig. <em>Thick and Thin: Moral Argument at Home and Abroad</em>, University of Notre Dame Press, 1994).</p></li></ul><div><hr></div><ol><li><p>Sulla cronaca della giornata e sulla composizione del cordone di contestazione si vedano <em><a href="https://www.ilpost.it/2026/04/25/brigata-ebraica-polizia-milano/">Cos&#8217;&#232; successo alla Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile di Milano</a></em>, in &#171;Il Post&#187;, 25 aprile 2026; <em><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/25/25-aprile-corteo-a-milano-la-brigata-ebraica-cacciati-da-una-minoranza-e-dalla-polizia_3ef9ef84-c895-4b23-98c2-2777a2542f34.html">25 aprile, corteo a Milano, la Brigata ebraica: &#171;Cacciati da una minoranza e dalla polizia&#187;</a></em>, in &#171;ANSA&#187;, 25 aprile 2026; <em><a href="https://ilmanifesto.it/brigata-ebraica-contro-lanpi-a-milano-e-scontro-sul-corteo">Brigata ebraica contro l&#8217;Anpi, a Milano &#232; scontro sul corteo</a></em>, in &#171;il manifesto&#187;, 26 aprile 2026. La presenza di militanti con la sciarpa ANPI fra i contestatori &#232; riportata da pi&#249; testate; la dirigenza nazionale e milanese dell&#8217;ANPI (Pagliarulo, Minelli) respinge ogni accusa di regia organizzativa e ha annunciato querela per diffamazione contro Walker Meghnagi: cfr. <em><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/04/26/urla-e-fischi-per-brigata-ebraica-pd-pro-israele-e-fi-cacciati-dal-corteo/8366668/">Urla e fischi per Brigata ebraica, Pd pro-Israele e FI: cacciati dal corteo</a></em>, in &#171;il Fatto Quotidiano&#187;, 26 aprile 2026.<a href="#fnref1">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>Per la ricostruzione storica della Brigata, formalmente costituita il 20 settembre 1944, sbarcata a Taranto il 5 novembre 1944, addestrata a Fiuggi e nelle zone a sud di Roma fra il novembre 1944 e il febbraio 1945, schierata sul fronte del Senio (Romagna) e impegnata in combattimento fra marzo e aprile 1945, cfr. G. Fantoni, <em>Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale</em>, Einaudi, Torino 2022; nonch&#233; le voci <em><a href="https://www.wikimilano.it/wiki/Brigata_Ebraica">Brigata Ebraica</a></em> su WikiMilano e <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brigata_Ebraica">Brigata Ebraica</a></em> su Wikipedia, e la documentazione del <a href="https://brigataebraica.it/storia/">Centro Studi Nazionale Brigata Ebraica</a>.<a href="#fnref2">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>A. Maffilippi, <em><a href="https://alessandramaffilippi.substack.com/p/il-mito-della-brigata-ebraica">Il mito della Brigata ebraica</a></em>, in &#171;Cognitaria Ribelle&#187; (Substack), 27 aprile 2026.<a href="#fnref3">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>D. Romano, <em><a href="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/la-brigata-ebraica-e-la-manifestazione-del-25-aprile-il-racconto-di-una-lenta-ma-crescente-accettazione/">La Brigata ebraica e la manifestazione del 25 aprile: il racconto di una lenta ma crescente accettazione</a></em>, in &#171;Mosaico-CEM&#187;, 24 aprile 2019, ripubblicato in occasione del 25 aprile 2026. Sulla legge n. 114 del 18 luglio 2017 (medaglia d&#8217;oro al valore militare alla Brigata ebraica) cfr. il <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/07/24/17G00127/sg">testo della legge in Gazzetta Ufficiale</a> e la voce <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brigata_Ebraica#Riconoscimento_in_Italia">Brigata Ebraica</a></em> su Wikipedia.<a href="#fnref4">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>Sulla cronologia della partecipazione della Brigata al corteo milanese (dal 2004) e sulla motivazione di Romano cfr. il gi&#224; citato articolo di <em>Mosaico</em> del 2019. Sulla rottura del 2026 &#8212; la prima impedita conclusione del percorso &#8212; e sulla dichiarazione di Emanuele Fiano &#171;mai successo in cinquant&#8217;anni&#187;, cfr. <em><a href="https://lespresso.it/c/attualita/2026/4/25/25-aprile-corte-milano-brigata-ebraica-contestazione/61583">25 aprile: a Milano contestata la Brigata ebraica, poi viene scortata fuori dal corteo. Fiano: &#171;Mai successo in 50 anni&#187;</a></em>, in &#171;L&#8217;Espresso&#187;, 25 aprile 2026.<a href="#fnref5">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>Davide Romano &#232; dal 2018 direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, da lui co-fondato; nel 2019, all&#8217;epoca dell&#8217;articolo di <em>Mosaico</em>, era assessore alla Cultura della Comunit&#224; ebraica di Milano. Cfr. la voce <em><a href="https://www.wikimilano.it/wiki/Davide_Riccardo_Romano">Davide Riccardo Romano</a></em> su WikiMilano. Sulla controversia dell&#8217;accordo, cfr. ANSA, 25 aprile 2026, citato sopra, e <em><a href="https://www.milanotoday.it/cronaca/manifestazione-25-aprile-2026.html">Manifestazione del 25 aprile, insulti alla Brigata Ebraica: &#171;Assassini&#187;, scortati fuori dal corteo</a></em>, in &#171;MilanoToday&#187;, 25 aprile 2026.<a href="#fnref6">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>Per la rassegna degli insulti e l&#8217;attribuzione, cfr. <em><a href="https://www.lapresse.it/politica/2026/04/25/25-aprile-le-celebrazioni-per-la-festa-della-liberazione-la-diretta/">25 Aprile, a Milano i pro-Pal bloccano il corteo. Tensione e insulti alla Brigata ebraica: &#171;Siete solo saponette mancate&#187;</a></em>, in &#171;LaPresse&#187;, 25 aprile 2026; <em><a href="https://www.avvenire.it/attualita/insulti-divisioni-colpi-di-pistola-cosi-hanno-sfregiato-la-festa-della-liberazione_107619">Insulti, divisioni, colpi di pistola: cos&#236; hanno sfregiato la Festa della Liberazione</a></em>, in &#171;Avvenire&#187;, 26 aprile 2026. Maffilippi sottolinea, nell&#8217;articolo citato, l&#8217;assenza di prove audio o video certe della pronuncia della frase nei confronti di Emanuele Fiano.<a href="#fnref7">&#8617;&#65038;</a></p></li><li><p>Sul numero dei partecipanti al corteo milanese (oltre centomila) cfr. <em><a href="https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/corteo-25-aprile-diretta-rvkov5ir">Corteo del 25 Aprile a Milano, in 100mila al corteo. Minelli (Anpi): &#171;Qualche tensione, ma il bilancio &#232; positivo&#187;</a></em>, in &#171;Il Giorno&#187;, 25 aprile 2026. Per una critica analoga al frame del &#171;clima antisemita&#187; cfr. A. Maffilippi, <em>Il mito della Brigata ebraica</em>, cit. Sul costante incremento di episodi antisemiti registrati in Italia e in Europa nel biennio 2024-2025 cfr. l&#8217;ultimo <em>Rapporto sull&#8217;antisemitismo in Italia</em> dell&#8217;<a href="https://www.osservatorioantisemitismo.it/">Osservatorio CDEC</a> e i dati 2025 dell&#8217;<a href="https://fra.europa.eu/it">Agenzia per i Diritti Fondamentali dell&#8217;Unione Europea (FRA)</a>.<a href="#fnref8">&#8617;&#65038;</a></p></li></ol><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. 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A noi!]]></title><description><![CDATA[Sulla proposta Galli della Loggia e su chi il tempo lo deve a chi]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/a-chi-la-scuola-a-noi</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/a-chi-la-scuola-a-noi</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sun, 19 Apr 2026 13:49:30 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5d6f6069-5b46-45d7-85c0-f0cd38d60d4d_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa &#232; tornata a circolare &#8211; questa volta sui social &#8211; la proposta di Ernesto Galli della Loggia: reintrodurre la predella nelle aule scolastiche e l&#8217;obbligo per gli studenti di alzarsi in piedi all&#8217;ingresso del docente. La proposta non &#232; nuova: Galli della Loggia la formul&#242; gi&#224; in un editoriale sul <em>Corriere della Sera</em> del 2018, citando Hannah Arendt a sostegno dell&#8217;idea che il rapporto pedagogico non possa &#171;implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo&#187;. Nell&#8217;attuale clima culturale, questa proposta non &#232; un episodio isolato, ma parte di un pi&#249; ampio progetto di revisione nostalgica della scuola italiana.</p><h2>Una nostalgia acritica</h2><p>Il problema centrale di questa visione &#232; che si tratta di nostalgia acritica: si invoca un modello del passato senza verificarne l&#8217;efficacia rispetto agli obiettivi educativi. Prima di riformare qualsiasi sistema, la domanda corretta &#232;: qual &#232; l&#8217;obiettivo che vogliamo raggiungere, e quale sistema &#232; pi&#249; efficace per raggiungerlo? Se l&#8217;obiettivo della scuola &#232; fornire agli studenti &#8211; ai futuri cittadini &#8211; gli strumenti linguistici, scientifici, storici e culturali per comprendere il mondo e agire nella societ&#224;, alzarsi in piedi all&#8217;ingresso del professore non contribuisce in nessun modo a quel fine.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. 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Emanata durante il governo Fanfani IV e firmata dal ministro Luigi Gui, quella riforma sostitu&#236; ogni tipologia di scuola secondaria inferiore con un percorso unico, gratuito e obbligatorio per tutti fino ai 14 anni, con tre obiettivi fondamentali: espandere l&#8217;obbligo scolastico, affermare l&#8217;equit&#224; educativa, garantire uguaglianza di accesso indipendentemente dall&#8217;origine sociale. Prima di allora, dopo le elementari il sistema si biforcava: da una parte la scuola media per chi si avviava agli studi superiori, dall&#8217;altra l&#8217;avviamento professionale per chi era destinato al lavoro &#8211; campi o fabbriche. Quella riforma apr&#236; le porte a circa 600mila ragazze e ragazzi di famiglie operaie e contadine. In dieci anni, la percentuale di cittadini con la licenza media pass&#242; dal 50 all&#8217;80 per cento.</p><p>Quello fu il vero punto di svolta. Non il &#8217;68.</p><h2>Una scuola che non insegnava nemmeno l&#8217;italiano</h2><p>La scuola prefascista &#8211; quella liberale, post-unitaria &#8211; funzionava egregiamente per le &#233;lite, quelle che percorrevano il ginnasio, accedevano agli studi giuridici e si ritrovavano un ruolo nella societ&#224; gi&#224; preparato. Per tutti gli altri era semplicemente assente o inutile.</p><p>Il dato pi&#249; eloquente &#232; quello linguistico. L&#8217;unificazione della lingua nazionale non la fece la scuola, ma la televisione. Come ha documentato Tullio De Mauro nella <em>Storia linguistica dell&#8217;Italia unita</em> (1963), ancora nel 1951 il 63,5 per cento degli italiani era dialettofono. La televisione &#8211; affiancando e potenziando l&#8217;effetto gi&#224; avviato dalla radio e dal cinema &#8211; super&#242; la barriera che la scuola non aveva saputo abbattere e costru&#236; per la prima volta una comunit&#224; linguistica nazionale, attraverso la semplice esposizione quotidiana a una lingua che milioni di italiani non parlavano in casa. De Mauro calcol&#242; che la visione regolare della televisione RAI, nei primi anni del monopolio, valesse per l&#8217;acquisizione dell&#8217;italiano quanto cinque anni di scolarizzazione. Quasi un secolo dopo l&#8217;Unit&#224;, la scuola non era riuscita nell&#8217;obiettivo pi&#249; elementare che uno stato nazionale possa darsi.</p><p>Non &#232; un dettaglio tecnico: &#232; un fallimento di sistema. Quella scuola, inoltre, non selezionava alla fine del percorso &#8211; selezionava in partenza. I banchi dei pi&#249; bravi davanti, i pi&#249; deboli dietro, e poi un abbandono scolastico gi&#224; alle elementari che oggi faticherebbe a essere persino immaginato. Era un sistema costruito per confermare le gerarchie sociali esistenti, non per modificarle.</p><h2>Chi quella scuola l&#8217;aveva frequentata volle distruggerla</h2><p>C&#8217;&#232; un argomento storico che chiude il cerchio. I giovani che avevano attraversato la scuola del Ventennio &#8211; e che poi combatterono nella Resistenza &#8211; appena capirono la falsit&#224; del mondo che quella scuola aveva contribuito a costruire, vollero abbatterla dalle fondamenta.</p><p>Me ne sono occupato direttamente: ho studiato a lungo <em>Il ribelle</em>, il giornale clandestino delle Fiamme Verdi, le brigate partigiane cattoliche nate a Brescia nel 1943. Tra le sue pagine si trovano interventi espliciti sulla scuola: come smontare il vecchio sistema, come costruirne uno nuovo, adeguato a una societ&#224; democratica. Non &#232; una coincidenza. Chi aveva vissuto la scuola fascista &#8211; con la sua pedagogia dell&#8217;obbedienza, del consenso, dell&#8217;adunata &#8211; sapeva esattamente di cosa voleva liberarsi. Se chi quella scuola l&#8217;ha frequentata, appena ha potuto, ha voluto distruggerla, forse un motivo c&#8217;era.</p><h2>Il tempo degli studenti</h2><p>C&#8217;&#232; infine una questione di prospettiva che spesso manca nel dibattito. Un insegnante che entra in aula sta svolgendo il proprio lavoro: un&#8217;attivit&#224; scelta liberamente e retribuita. Gli studenti, invece, si trovano l&#236; e offrono all&#8217;insegnante la loro cosa pi&#249; preziosa &#8211; il loro tempo. Non l&#8217;hanno scelto nel senso in cui lo intende un adulto: sono l&#236; perch&#233; la legge lo richiede, perch&#233; le famiglie lo richiedono, perch&#233; la societ&#224; lo richiede.</p><p>Il compito del docente non &#232; esigere che riconoscano una gerarchia: &#232; prendere ciascuno da un punto A intellettuale e portarlo a un punto B. Se non ci riesce &#8211; se dopo un anno non hanno imparato qualcosa che cambia il loro modo di guardare il mondo &#8211; non sono loro ad avere fallito. Ha fallito chi ha ricevuto qualcosa di inestimabile senza dare nulla in cambio.</p><p>Non sono gli studenti a dover essere degni del tempo dell&#8217;insegnante: &#232; l&#8217;insegnante a dover essere degno del loro.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Questo Substack &#232; supportato dai Reader. Per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro, considera di diventare un abbonato gratuito o un abbonato a pagamento.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Milano 2027: la campagna elettorale è già iniziata]]></title><description><![CDATA[Non nei nomi, ma nei dossier: casa, San Siro e la domanda decisiva sul &#8220;pubblico&#8221;.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/milano-2027-la-campagna-elettorale</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/milano-2027-la-campagna-elettorale</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 10 Jan 2026 17:09:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7f662984-69fe-4fdd-aa11-caa3849e4248_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; un modo semplice per capire quando una campagna elettorale sta davvero cominciando: non dai manifesti, non dalle candidature, ma dai dossier che tornano ossessivamente e dai conflitti che cambiano forma. Guardando una piccola rassegna stampa degli ultimi giorni, Milano entra nel 2026 con tre fili che si intrecciano e che, se non vengono tenuti insieme, diventano rumore: <strong>la trasformazione urbana come narrazione</strong>, <strong>San Siro come prova di credibilit&#224; amministrativa</strong>, <strong>il &#8220;pubblico&#8221; (sanit&#224;, investimenti, servizi) come terreno di contesa</strong>.</p><p>Il punto non &#232; &#8220;che cosa succede oggi&#8221;, ma di <strong>che cosa diventa inevitabile parlare domani</strong>.</p><div><hr></div><h3>1) La citt&#224; come progetto (e come racconto)</h3><p>Da un lato, la citt&#224; viene raccontata attraverso le priorit&#224; della macchina comunale: bilancio, quartieri, sicurezza, periferie, e poi quell&#8217;oggetto che ritorna sempre come un totem, San Siro. Dall&#8217;altro, la citt&#224; viene raccontata come un processo pi&#249; profondo e meno controllabile: Milano come &#8220;citt&#224; del chi ha gi&#224;&#8221;, dove la qualit&#224; urbana cresce ma cresce anche l&#8217;espulsione sociale, e dove l&#8217;abitare diventa la misura concreta delle disuguaglianze.</p><p>Questo non &#232; solo un contrasto ideologico: &#232; un conflitto tra due criteri di successo. Il primo misura la citt&#224; sull&#8217;attrattivit&#224; e sulla capacit&#224; di attirare investimenti. Il secondo sulla capacit&#224; di produrre esiti sociali sostenibili per chi la citt&#224; la abita davvero.</p><p>Qui entra un dato che vale pi&#249; di molte polemiche: negli ultimi anni diversi studi hanno insistito sul fatto che <strong>a Milano il problema non &#232; pi&#249; solo il prezzo assoluto, ma l&#8217;abbordabilit&#224; rispetto ai redditi</strong>. Un&#8217;analisi di <em>Secondo Welfare</em> propone di ragionare in termini di &#8220;reddito residuo&#8221;, cio&#232; non quanto paghi di affitto, ma <strong>quanto ti resta dopo averlo pagato</strong>, perch&#233; &#232; l&#236; che si vede se stai ancora &#8220;dentro la citt&#224;&#8221; o se stai scivolando fuori (<a href="https://www.secondowelfare.it/povert-e-inclusione/milano-quando-il-costo-dellaffitto-genera-nuove-poverta/">Milano: quando il costo dell&#8217;affitto genera nuove povert&#224;</a>).</p><p>E il report 2025 di OCA mostra come l&#8217;effetto espulsivo non si fermi ai confini comunali, ma si propaghi nella regione urbana e nella Citt&#224; Metropolitana (<a href="https://oca.milano.it/report-2025/">Abitare fuori Milano &#8211; Report 2025</a>). Detto altrimenti: se Milano vuole restare una citt&#224; &#8220;di classe media&#8221; in senso reale, il tema non &#232; pi&#249; accessorio. &#200; strutturale.</p><div><hr></div><h3>2) San Siro: conti, convenzioni, credibilit&#224;</h3><p>San Siro non &#232; solo uno stadio: &#232; un dispositivo politico. Non perch&#233; &#8220;piace ai tifosi&#8221;, ma perch&#233; &#232; un dossier dove si concentrano tre cose che in campagna contano moltissimo: trasparenza (atti, procedure, convenzioni), responsabilit&#224; economica (chi paga cosa, e perch&#233;) e irreversibilit&#224; (un atto amministrativo pu&#242; chiudere opzioni per decenni).</p><p>Ora, <strong>la vendita &#232; stata formalizzata</strong>. Il <strong>5 novembre 2025</strong> &#232; stato firmato il rogito e la propriet&#224; dello stadio (e delle aree) &#232; passata dal Comune a Inter e Milan per <strong>197 milioni di euro</strong> (<a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/11/san-siro-milan-e-inter-oggi-hanno-firmato-il-rogito-per-lo-stadio-61623143-7223-46e4-a2f6-b30108a9a355.html">RaiNews &#8211; San Siro, firmato il rogito</a>). Questo, tuttavia, non chiude la vicenda nel senso politico, ma <strong>sposta il conflitto</strong>: dal <em>se</em> vendere al <em>che cosa succede adesso</em>. Nella rassegna, per esempio, il tema emerge in modo quasi brutale: crediti del Comune verso i club per circa 19 milioni, contenziosi, manutenzioni, accessi agli atti. Non &#232; pi&#249; solo &#8220;vendere/non vendere&#8221; o &#8220;demolire/non demolire&#8221;, ma diventa una questione di <strong>contabilit&#224; pubblica</strong> e quindi di fiducia.</p><p>In pi&#249;, il dossier resta caldo perch&#233; attorno al percorso di vendita e alle delibere si sono addensati ricorsi e contestazioni, e la cronaca ha registrato anche l&#8217;apertura di un filone di indagine su presunti profili di turbativa d&#8217;asta legati alla procedura (<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/05/san-siro-e-di-milan-e-inter-firmato-il-rogito-sulla-vendita-dello-stadio-e-dellarea/">Il Fatto Quotidiano &#8211; firmato il rogito</a>). In sintesi: la partita &#8220;propriet&#224;&#8221; &#232; chiusa, ma la partita &#8220;governance, trasparenza, costi e ricadute urbane&#8221; resta aperta. Ed &#232; l&#236; che, in campagna, San Siro continua a produrre attrito.</p><div><hr></div><h3>3) Il &#8220;pubblico&#8221; sotto stress: sanit&#224; e investimenti territoriali</h3><p>Il terzo asse &#232; quello che, secondo me, far&#224; pi&#249; differenza nei prossimi mesi: non tanto &#8220;se&#8221; il pubblico conta, ma <strong>se la politica ci crede davvero</strong>. E la prova non &#232; una dichiarazione di principio, ma qualcosa di pi&#249; banale e pi&#249; duro: la capacit&#224; di consegnare (delivery) e la capacit&#224; di dare una direzione.</p><p>Quando leggi &#8220;39 milioni&#8221; destinati a interventi per scuole, strade, ambiente, digitale, cultura e turismo, la domanda non &#232; solo &#8220;quanti soldi&#8221;, ma &#8220;quanta macchina pubblica&#8221;. Il PNRR, in tutta Italia, &#232; anche un test su progettazione, gare, tempi, personale e manutenzione. In altre parole, il pubblico non conta perch&#233; spende: conta perch&#233; riesce a trasformare risorse in servizi stabili. Ed &#232; questo che rende interessante, anche politicamente, l&#8217;annuncio sul PNRR della Citt&#224; Metropolitana: l&#8217;investimento diventa una cartina al tornasole della capacit&#224; di regia e di esecuzione.</p><p>Lo stesso vale per la sanit&#224;, dove la discussione sulla <em>Citt&#224; della Salute e della Ricerca</em> a Sesto San Giovanni ha almeno un merito: rende visibile una questione che spesso resta implicita, cio&#232; che la sanit&#224; &#232; un ecosistema. Non basta l&#8217;&#8220;ospedale grande&#8221; se il territorio resta debole. E non basta il &#8220;misto&#8221; pubblico-privato se il pubblico perde capacit&#224; di orientare la filiera, dalla continuit&#224; assistenziale al personale, fino alla prossimit&#224;. Qui la parola-chiave non &#232; solo &#8220;privatizzazione&#8221;: &#232; <strong>regia</strong>.</p><p>A Milano questo si intreccia con un problema pi&#249; profondo, che &#232; culturale prima ancora che tecnico. Come sostiene Mattia Granata in un intervento su <em>Gli Stati Generali</em>, il dibattito pubblico tende a fermarsi agli effetti (disuguaglianze, rendita, espulsione) e fa pi&#249; fatica a nominare le cause, cio&#232; l&#8217;idea interiorizzata che lo sviluppo sia materia del mercato e che il pubblico possa solo facilitare e rendere attrattivo (<a href="https://www.glistatigenerali.com/citta/milano/una-politica-che-non-crede-piu-al-pubblico/">Una politica che non crede pi&#249; nel pubblico</a>). Se questo &#232; vero, allora anche gli strumenti migliori diventano deboli, perch&#233; vengono usati senza ambizione di progetto. E invece, senza un progetto pubblico esplicito, la citt&#224; non smette di crescere: <strong>smette di scegliere come e per chi crescere</strong>.</p><div><hr></div><h3>Una chiusura (che non sia una morale)</h3><p>Se metti insieme questi tre fili, il quadro &#232; questo: Milano sta entrando in una fase in cui la campagna 2027 rischia di essere raccontata come una partita tra &#8220;pro-crescita&#8221; e &#8220;contro-crescita&#8221;. &#200; una trappola comunicativa, perch&#233; semplifica e polarizza.</p><p>La frattura reale, invece, &#232; un&#8217;altra: <strong>Milano citt&#224;-mercato vs Milano citt&#224;-servizio</strong>. Non perch&#233; il mercato sia &#8220;cattivo&#8221; e il servizio &#8220;buono&#8221;, ma perch&#233; una citt&#224; pu&#242; essere efficiente nel produrre valore e, allo stesso tempo, inefficiente nel distribuire le condizioni minime di accesso.</p><p>Se vogliamo misurare seriamente se Milano &#8220;sceglie&#8221; (e non subisce), io partirei da tre domande discorsive, molto concrete. Quanta citt&#224; resta, dentro Milano e nella sua regione urbana, per una vita normale con redditi normali? Quando l&#8217;affitto diventa una macchina che produce nuove povert&#224;, non &#232; solo un problema di casa: &#232; un problema di cittadinanza, e lo si vede bene se si prende sul serio quel criterio del &#8220;reddito residuo&#8221; di cui sopra. Quanto tengono, nei quartieri e nelle periferie, i servizi di prossimit&#224;: sanit&#224; territoriale, scuola, cura, manutenzione? Dove questi servizi arretrano, anche la citt&#224; &#8220;che corre&#8221; diventa fragile, perch&#233; cresce senza tenuta sociale. E infine: chi guida davvero le trasformazioni, con quali regole e con quale trasparenza? San Siro, da questo punto di vista, insegna una cosa semplice: non basta decidere, bisogna farlo in modo che la decisione sia credibile nel tempo.</p><p>La domanda finale pu&#242; restare brutale: Milano vuole ancora scegliere come e per chi svilupparsi, oppure la citt&#224; continuer&#224; a svilupparsi senza scegliere, lasciando che siano i prezzi della casa, dei servizi e del vivere quotidiano a decidere chi resta e chi va via? Ma vale la pena farle compagnia con una seconda domanda, pi&#249; operativa: <strong>quali scelte misurabili</strong>, nei prossimi mesi, ci faranno capire in quale direzione stiamo andando?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/p/milano-2027-la-campagna-elettorale?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.ilpuntocieco.it/p/milano-2027-la-campagna-elettorale?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share"><span>Condividi</span></a></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Scapoli e ammogliati a Caracas]]></title><description><![CDATA[Sul Venezuela abbiamo ragione tutti. E torto tutti.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/scapoli-e-ammogliati-a-caracas</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/scapoli-e-ammogliati-a-caracas</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Thu, 08 Jan 2026 00:28:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/50d9f08b-adc2-4fa9-992a-8d9bf0df6935_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="https://substack.com/home/post/p-183434064?source=queue">primo numero della sua nuova newsletter </a><em><a href="https://substack.com/home/post/p-183434064?source=queue">&#232; un momentaccio!</a></em>, il mio amico Giacomo D&#8217;Alfonso fa notare come l&#8217;operazione Caracas non sia solo una violazione: &#232; il <em>superamento definitivo</em> del sistema basato sulle regole in favore della &#8220;brute force&#8221;. Lo ha dichiarato lo stesso Marco Rubio: &#171;Ora chi vuole giocare con gli USA sa che c&#8217;&#232; un Presidente che agisce.&#187;</p><p>Eppure, oltre la prova di forza e la propaganda, c&#8217;&#232; poco altro. L&#8217;operazione militare &#232; stata brillante, su questo non ci piove. Ma strategicamente? Il regime chavista controlla ancora il paese, Mar&#237;a Corina Machado &#232; stata liquidata con un &#8220;bravissima, arrivederci&#8221;, e gli USA non hanno quinte colonne interne. Siamo in territorio inesplorato.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Quello che mi preme sottolineare qui, tuttavia, &#232; un altro aspetto: il modo in cui il dibattito pubblico nelle democrazie occidentali ha affrontato la questione. E il mio pensiero, ovviamente, va all&#8217;Italia &#8212; dove il livello &#232; pi&#249; basso dell&#8217;immaginabile.</p><p>Prendiamo la CGIL. Da qualche giorno diversi profili Instagram, in particolare quello del <em>Foglio</em>, stanno rilanciando <a href="https://www.instagram.com/reel/DTI8PbtDPI8/?igsh=ZzVpdGVnZzVqazM3">un video</a> della manifestazione del sindacato a Roma, contestata da alcuni cittadini venezuelani. Il sottotesto &#232; chiaro: &#8220;Guardate la CGIL da che parte sta&#8221;. E infatti, neanche un giorno dopo, sullo stesso giornale compare l&#8217;<a href="https://www.instagram.com/p/DTNkZw2DAz2/?img_index=1&amp;igsh=N2MwdW13d3E3bmlt">editoriale di un commentatore</a> di segno opposto &#8212; fan sfegatato di Milei &#8212; che con la sua verve da smontatore di bufale fa panna montata di Landini e delle sue posizioni pi&#249; imbarazzanti.</p><p>Insomma, una questione seria e delicata &#8212; stiamo parlando della possibile fine del diritto internazionale &#8212; si &#232; ridotta alla partita di calcetto del venerd&#236; tra scapoli e ammogliati. Giusto per citare il ragionier Fantozzi, sperando di non fargli torto paragonandolo a personaggi cos&#236; volgari.</p><p>Ma Landini e il suo antagonista sono solo comparse. Il vero problema &#232; la struttura stessa del dibattito italiano, dove &#232; ammesso un solo gioco: lo scontro totale tra due fazioni inconciliabili. Chi sta con Maduro, chi sta con Trump. Tertium non datur.</p><p>Il punto &#232; che la realt&#224; non funziona cos&#236;. La realt&#224; &#232; complessa, e la complessit&#224; non &#232; un difetto: &#232; la condizione normale delle cose. Proviamo allora a guardare la questione da un altro punto di vista.</p><p>Abbiamo due dati di partenza, entrambi certi.</p><p><strong>Primo: Maduro non era un leader democratico.</strong> Le elezioni del 2024 sono state una farsa documentata. L&#8217;opposizione &#232; stata perseguitata, imprigionata, costretta all&#8217;esilio. Milioni di venezuelani sono fuggiti dal paese. Chi difende Maduro in nome dell&#8217;&#8220;antimperialismo&#8221; sta difendendo un autocrate &#8212; e dovrebbe avere l&#8217;onest&#224; di ammetterlo.</p><p><strong>Secondo: il metodo di Trump &#232; un precedente pericolosissimo.</strong> Michael Walzer, nel suo classico <em>Guerre giuste e ingiuste</em>, distingue tra <em>jus ad bellum</em> (le ragioni per fare guerra) e <em>jus in bello</em> (come si conduce la guerra). Una guerra pu&#242; essere giusta nella causa e ingiusta nella condotta. Applicato al Venezuela: si pu&#242;, allo stesso tempo, riconoscere che Maduro meritava di cadere <em>e</em> criticare un intervento militare unilaterale che viola la sovranit&#224; di uno stato &#8212; senza mandato ONU, senza coalizione, senza processo.</p><p>Chi decide chi &#232; &#8220;legittimo&#8221;? Con quale autorit&#224;? Se oggi va bene per Maduro, domani per chi?</p><p>Hans Kelsen, padre del positivismo giuridico, lo aveva capito: &#171;Il diritto internazionale &#232; l&#8217;unica alternativa al dominio della forza bruta.&#187; Non &#232; una &#8220;scusa&#8221; per difendere i cattivi. &#200; l&#8217;unico argine all&#8217;arbitrio. Se lo abbandoniamo quando fa comodo, non esister&#224; quando ne avremo bisogno.</p><p>E qui torna Norberto Bobbio, con una frase che sembra banale finch&#233; non la si applica ai fatti: &#171;La democrazia &#232; il regime delle regole, non il regime dei risultati.&#187; In democrazia, non basta che cada un tiranno. Conta <em>come</em> cade.</p><p>&#200; una distinzione che abbiamo dimenticato. E finch&#233; non la recupereremo, il dibattito pubblico rester&#224; quello che &#232;: una partita di calcetto tra scapoli e ammogliati.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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Nel video si parlava di scuola, e le affermazioni erano pi&#249; o meno di questo tenore:</p><blockquote><p><strong>La scuola &#232; il vero motore del declino italiano.</strong></p><p><strong>Il 39% degli italiani a trent&#8217;anni fatica a comprendere testi semplici (Fonte OCSE).</strong></p><p><strong>La scuola italiana &#232; ancorata a un metodo antiquato, basato sulla memorizzazione, e non prepara al mondo del lavoro.</strong></p><p><strong>Senza un&#8217;istruzione adeguata, l&#8217;Italia rester&#224; indietro.</strong></p><p><strong>Le aziende cercano competenze pratiche.</strong></p></blockquote><p>A quel punto mi sono sentito in dovere di intervenire. Ho deciso di commentare e, come prevedibile, sono arrivati insulti e attacchi. Tuttavia, tra i vari interventi, qualcuno ha chiesto, anche in privato, spiegazioni in modo educato. Ho risposto volentieri. E, visto che la questione &#232; ampia e importante, voglio riprendere qui il ragionamento e ampliarlo.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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In vari suoi testi, tra cui <em>Storia linguistica dell&#8217;Italia repubblicana</em> (Laterza, 2014) e <em>La cultura degli italiani</em> (Laterza, 2004), De Mauro evidenzia che il problema riguarda <em>soprattutto gli adulti, pi&#249; che i giovani</em>.</p><p>Pi&#249; del <strong>50% degli italiani</strong>, secondo De Mauro, affronta la realt&#224; con una capacit&#224; di analisi elementare, limitata all&#8217;esperienza diretta e incapace di cogliere la complessit&#224; di fenomeni globali come le crisi economiche, le guerre o le dinamiche politiche. Questo limite analitico si traduce in scelte influenzate da percezioni immediate (ad esempio, considerare la guerra in Ucraina solo in termini di aumento del prezzo del gas) e in difficolt&#224; nel comprendere le conseguenze a lungo termine di eventi e politiche.</p><p>Dalla <em>Storia linguistica dell&#8217;Italia unita</em> (Laterza, 1963) fino a <em>Storia linguistica dell&#8217;Italia repubblicana</em> (Laterza, 2014), De Mauro ha raccolto dati sia sull&#8217;analfabetismo strumentale (incapacit&#224; di decifrare un testo scritto) sia su quello funzionale (incapacit&#224; di comprendere e rielaborare un testo anche semplice).</p><p>Negli ultimi decenni, indagini comparative promosse da Statistics Canada e dall&#8217;OCSE-PIAAC hanno permesso di classificare la popolazione in base a cinque livelli di alfabetizzazione. L'Italia, insieme alla Spagna, registra tra i peggiori risultati: <strong>circa il 70% della popolazione in et&#224; lavorativa si colloca nei primi due livelli</strong>, con competenze di lettura e calcolo insufficienti per una piena partecipazione alla vita sociale ed economica.</p><p>Questo fenomeno, seppur con diverse gradazioni, &#232; presente in tutti i paesi studiati, ma in Italia, come si pu&#242; notare, &#232; particolarmente grave.</p><p>Se, dunque, i dati delle <strong>prove Invalsi</strong> possono dirci molto sulla preparazione degli studenti, i report OCSE si riferiscono a una popolazione <strong>pi&#249; ampia</strong>, comprendendo <strong>adulti e anziani</strong>. Il problema &#8211; appare lampante &#8211; <strong>non &#232; solo della scuola</strong>, ma di un paese in cui una fetta consistente della popolazione &#232; rimasta ai margini della formazione e dell&#8217;istruzione per decenni.</p><p>Non solo: oltre alle difficolt&#224; di accesso all'istruzione, esiste anche un problema di <strong>regressione delle competenze in et&#224; adulta</strong>. Come osservava sempre De Mauro, anche chi in giovent&#249; ha acquisito buoni livelli di <em>literacy</em> e <em>numeracy</em> pu&#242; subire un deterioramento delle proprie capacit&#224; se non le esercita con costanza. Questo &#232; spesso il risultato di stili di vita che riducono l&#8217;interesse per la lettura o la capacit&#224; di comprendere dati, percentuali e fenomeni complessi. In questo scenario, le persone tendono a isolarsi nella propria realt&#224; limitata, vivendo un'esistenza passiva invece che attiva.</p><p>La questione &#232; intricata pi&#249; di quanto si pensi. Infatti, il <strong>basso livello di competenza alfabetica e numerica</strong> &#232; strettamente legato a <strong>fattori socioeconomici e geografici</strong>. Come dimostrano numerosi studi<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>, chi nasce in famiglie <strong>con basso capitale culturale e condizioni economiche svantaggiate</strong> ha molte pi&#249; probabilit&#224; di rimanere indietro a scuola. Questo significa che <strong>il problema dell&#8217;analfabetismo funzionale non si risolve semplicemente cambiando i programmi scolastici</strong>, ma richiede <strong>politiche di welfare, investimenti nell&#8217;istruzione per adulti e una maggiore diffusione della cultura nel Paese</strong>.</p><p>Le conseguenze di questo fenomeno sono gravi non solo sul piano economico, ma anche su quello politico. <a href="https://www.bibliotecaviterbo.it/2017/01/05/lanalfabetismo-italiano-e-la-repubblica-fondata-sullignoranza/">Luigi Spaventa e Tito Boeri avevano gi&#224; tempo fa evidenziato</a> come l&#8217;analfabetismo funzionale incidesse negativamente sulla produttivit&#224; del paese e fosse una delle cause strutturali del ristagno economico dell&#8217;Italia dagli anni Novanta. Ma il problema va oltre. La capacit&#224; di comprendere e analizzare la politica &#232; altrettanto compromessa: si stima che <strong>meno del 30% degli italiani abbia una reale comprensione dei discorsi politici o del funzionamento delle istituzioni</strong>. Questo lascia spazio a <a href="https://eddyburg.it/eddy/analfabeti-ditalia/">manipolazioni e retoriche semplificate</a>. Non a caso, <a href="https://lavocedinewyork.com/arts/lingua-italiana/2016/03/28/analfabetismo-italiano-e-la-repubblica-fondata-sullignoranza/">De Mauro osservava che</a> &#171;l&#8217;analfabetismo &#232; oggettivamente un <em>instrumentum regni</em>, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni&#187;.</p><p>Infine, persino tra quel 30% meglio alfabetizzato, solo una minoranza ha competenze avanzate nelle lingue straniere e nei linguaggi tecnico-scientifici. In attesa di dati pi&#249; recenti, si pu&#242; stimare che meno del 10% della popolazione italiana in et&#224; lavorativa possieda una comprensione solida di questi strumenti. Le conseguenze per la democrazia sono evidenti: &#171;mancano gli strumenti di controllo del flusso di decisioni e realizzazioni&#187;, <a href="https://youtu.be/Yk2g3njIqwc">dichiarava De Mauro</a>, il quale sottolineava che lo sviluppo di queste competenze &#171;metterebbe in crisi la persistenza di certi gruppi dirigenti&#187;. In altre parole, se il livello di alfabetizzazione fosse pi&#249; elevato, le dinamiche politiche ed economiche del paese potrebbero essere profondamente diverse.</p><h2><strong>La scuola non &#232; solo un&#8217;azienda: il fraintendimento sulla formazione per il lavoro</strong></h2><p>Quella distorsione per cui la scuola &#232; vista come mero strumento per il mercato del lavoro &#232; parte di un fraintendimento pi&#249; ampio sul ruolo dell&#8217;istruzione. Dopo aver visto come l&#8217;analfabetismo funzionale incida sulla capacit&#224; di comprensione e partecipazione democratica, si comprende meglio come ridurre la scuola a un luogo di formazione professionale significhi trascurare il suo compito pi&#249; ampio: fornire strumenti culturali e critici per comprendere il mondo. Nel video di Drin Drin, come spesso accade in questi discorsi, la scuola viene ridotta a un unico obiettivo: <strong>formare lavoratori pronti per l&#8217;azienda</strong>. Secondo questa visione, la scuola dovrebbe insegnare solo competenze pratiche e aggiornarsi di continuo in base alle esigenze del mercato. Ma questa idea presenta due problemi fondamentali;</p><ol><li><p><strong>Il mondo del lavoro cambia pi&#249; velocemente delle competenze tecniche.</strong> Se c&#8217;&#232; qualcosa che l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> ci sta insegnando, &#232; proprio questo: <strong>competenze che oggi sembrano essenziali possono diventare obsolete in pochi anni</strong>. Formare le persone solo su abilit&#224; specifiche, anzich&#233; su una preparazione solida e trasversale, significa lasciarle indifese quando il mercato cambia.</p></li><li><p><strong>La scuola ha un compito pi&#249; ampio.</strong> Deve creare soggetti in grado di comprendere il mondo in cui agiscono ed essere in grado di manipolarlo per renderlo un habitat sempre pi&#249; adatto alle esigenze individuali e collettive. L&#8217;istruzione serve, dunque, a <strong>comprendere</strong>, pensare, rielaborare, e poi sapersi adattare ai cambiamenti, acquisire nuove competenze <strong>quando necessario</strong>. Se la scuola si riducesse a un&#8217;azienda di training per il lavoro, perderemmo tutto questo.</p></li></ol><p>Sarebbe pi&#249; utile per la societ&#224; ma anche per le aziende <strong>pi&#249; avanzate</strong> avere non solo persone con competenze tecniche, ma con capacit&#224; di <strong>adattamento, ragionamento e problem solving</strong> &#8211; tutte competenze che si sviluppano meglio con una formazione ampia e culturale, non con corsi di aggiornamento su software che tra cinque anni non esisteranno pi&#249;.</p><h2><strong>Conclusione</strong></h2><p>La scuola italiana ha problemi? Certamente, ma non quelli descritti in modo semplicistico da certe narrazioni. Non &#232; il &#8220;motore del declino&#8221;, e non &#232; vero che tutto si risolve rendendola pi&#249; simile a un corso di formazione aziendale. L&#8217;istruzione &#232; una questione <strong>molto pi&#249; complessa</strong>, e per affrontarla servono analisi serie, non slogan.</p><p></p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Cfr. INVALSI, <em>Rapporto nazionale 2023</em>, Roma, INVALSI, 2023; OCSE, <em>Education at a Glance 2023: OECD Indicators</em>, Parigi, OCSE Publishing, 2023; A. Alivernini et al., <em>Lo svantaggio socio-economico e le competenze scolastiche in Italia</em>, in &#171;Italian Journal of Educational Research&#187;, vol. 19, n. 1, 2021, pp. 45-67; F. Lagravinese et al., <em>Disuguaglianze educative e mobilit&#224; sociale in Italia: un&#8217;analisi basata sui dati INVALSI</em>, in &#171;Quaderni di Sociologia&#187;, n. 78, 2020, pp. 125-148.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La crisi delle liberal democrazie tra sfide interne e dinamiche internazionali]]></title><description><![CDATA[Ripensare la democrazia: l&#8217;urgenza di un rinnovamento tra disuguaglianze sociali, tensioni geopolitiche e nuove sfide identitarie]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/la-crisi-delle-liberal-democrazie</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/la-crisi-delle-liberal-democrazie</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 11:09:13 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c5768e81-2425-458e-9063-92072bca254a_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Introduzione</strong></h1><p>Le liberal democrazie occidentali sembrano attraversare una fase di profonda incertezza. Non si tratta solo delle ben note sfide interne &#8211; polarizzazione, disaffezione civica, e perdita di fiducia nelle istituzioni &#8211; ma di una crisi che si riflette anche sul piano internazionale, dove nuovi equilibri multipolari e l&#8217;emergere di alternative autoritarie rimettono in discussione l&#8217;egemonia dei valori democratici. Provare a esplorare le ragioni di questa crisi e valutare se tali sfide possano aprire la strada a un possibile rinnovamento democratico o rappresentino, al contrario, segnali di un declino irreversibile, &#232; certamente un&#8217;operazione dagli esiti incerti che rischia di sfociare facilmente nel velleitarismo, ma &#232; la migliore via percorribile per provare a figurarci il futuro che ci attende.</p><h1><strong>1. Polarizzazione e crisi di legittimit&#224; delle istituzioni</strong></h1><p>Negli Stati Uniti, la crescente polarizzazione ha prodotto un divario netto e apparentemente irreconciliabile tra le principali forze politiche. Questo quadro &#232; ben esemplificato dalle imminenti elezioni presidenziali del 2024, in cui le probabilit&#224; di vittoria sono distribuite equamente tra i candidati, riflettendo un elettorato frammentato e radicalizzato. In un approfondimento curato da Mario Aloi per <em>Fondazione Feltrinelli</em>, <a href="https://fondazionefeltrinelli.it/scopri/elezione-esistenziale-alla-fine-della-storia/">&#8220;Elezione esistenziale, alla fine della storia&#8221;</a>, emerge un quadro in cui la polarizzazione si &#232; spinta a un livello tale da mettere in discussione i principi democratici stessi, con il rischio che una minima variazione nel conteggio elettorale decida il destino politico della nazione.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Danilo Aprigliano! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e supportare il mio lavoro.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Questa frammentazione trova riscontro anche nella recente retorica utilizzata dai leader democratici. In particolare, il termine &#8220;fascismo&#8221; &#8211; una volta ritenuto inappropriato per descrivere fenomeni politici contemporanei &#8211; &#232; oggi impiegato apertamente &#8211; e penso anche correttamente &#8211; per caratterizzare l&#8217;atteggiamento di Donald Trump. Sul <em>New Yorker</em> (<a href="https://www.newyorker.com/news/letter-from-bidens-washington/donald-trump-and-the-f-word">&#8220;Donald Trump and the F-Word&#8221;</a>), Susan B. Glasser osserva come tale lessico, in precedenza evitato, diventi oggi un tentativo di denunciare l&#8217;erosione della democrazia. L&#8217;adozione di un linguaggio cos&#236; netto evidenzia quanto la polarizzazione abbia ormai compromesso il dialogo democratico, introducendo un clima in cui la paura di un futuro autoritario appare per molti concreta.</p><h1><strong>2. La crisi della classe media e l&#8217;alienazione sociale</strong></h1><p>La crescente disaffezione verso il sistema democratico &#232; strettamente legata al progressivo impoverimento della classe media e all&#8217;ampliamento delle disuguaglianze sociali. Numerose analisi autorevoli sostengono questa tesi. <a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2024/10/democratic-voters-educated-populist/680462/?utm_source=chatgpt.com">Su </a><em><a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2024/10/democratic-voters-educated-populist/680462/?utm_source=chatgpt.com">The Atlantic</a></em><a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2024/10/democratic-voters-educated-populist/680462/?utm_source=chatgpt.com">, Rog&#233; Karma evidenzia</a> come la globalizzazione abbia incrementato i redditi nei paesi in via di sviluppo, migliorando le condizioni di vita. Tuttavia, nei paesi industrializzati, l&#8217;impoverimento della classe media e l&#8217;aumento delle disuguaglianze hanno indebolito la democrazia, alimentando mutamenti politici e sociali profondi, incluse derive nazionalistiche.</p><p>Negli Stati Uniti, un numero crescente di cittadini della classe operaia e della classe media si sente escluso dai benefici della democrazia liberale. L&#8217;analisi di Mario Aloi rileva una tendenza demografica interessante: settori della popolazione non bianca, tradizionalmente vicini ai democratici, stanno ora orientandosi verso il partito repubblicano, alimentati da un senso di alienazione economica e sociale.</p><p>Questo fenomeno, pur radicato nel contesto statunitense, si manifesta anche in altri paesi occidentali, dove l&#8217;incapacit&#224; delle istituzioni democratiche di rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini ha alimentato il sostegno a movimenti populisti e nazionalisti. Tale trasformazione costituisce una minaccia per la stabilit&#224; democratica, poich&#233; una larga parte della popolazione appare disposta a delegare il potere a figure autoritarie, percepite come pi&#249; &#8220;efficaci&#8221; nel rispondere a esigenze immediate, in contrapposizione ai metodi complessi e lenti della democrazia rappresentativa. (<a href="https://cordis.europa.eu/article/id/434333-populism-s-threat-to-democracy-in-the-eu/it">Cordis</a>)</p><h1><strong>3. Geopolitica e multipolarit&#224;: la sfida delle nuove alleanze</strong></h1><p>Sul piano internazionale, la crisi delle liberal democrazie si riflette in un contesto geopolitico in cui l&#8217;ordine globale &#232; diventato sempre pi&#249; multipolare. In questo scenario, il predominio ideologico delle democrazie occidentali risulta compromesso dalla strategia di &#8220;multi-allineamento&#8221; adottata da diverse nazioni. Come osserva Anne-Marie Slaughter su <em>Foreign Affairs</em> (<a href="https://www.foreignaffairs.com/united-states/how-america-can-succeed-multialigned-world">&#8220;How America Can Succeed in a Multialigned World&#8221;</a>), molti paesi scelgono di mantenere relazioni bilaterali sia con le democrazie liberali sia con i regimi autoritari, privilegiando un approccio pragmatico piuttosto che ideologico.</p><p>Tale approccio rappresenta una sfida significativa per le democrazie occidentali, che si trovano a competere con modelli autoritari in cui la stabilit&#224; politica e la crescita economica vengono presentate come alternative desiderabili. La conseguenza di questo cambiamento &#232; un mondo in cui le democrazie devono riconfigurare le proprie alleanze senza compromettere i principi fondanti che le contraddistinguono, pena una perdita di legittimit&#224; interna ed esterna.</p><h1><strong>4. La prospettiva europea e il desiderio di una leadership progressista negli Stati Uniti</strong></h1><p>Dal lato europeo, emerge un sostegno crescente per figure politiche americane progressiste come Kamala Harris, percepite come pi&#249; allineate ai valori democratici dell&#8217;Europa. <em>The European Correspondent</em> mostra dei dati (<a href="https://www.europeancorrespondent.com/data?s=Europe-wants-Kamala-Harris&amp;utm_source=The+European+Correspondent&amp;utm_campaign=ee38ae2eaf-EMAIL_CAMPAIGN_2023_04_04_10_18_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_-d2e5faad91-%5BLIST_EMAIL_ID%5D">&#8220;Europe wants Kamala Harris&#8221;</a>) che descrivono il favore con cui l&#8217;Europa guarda a una leadership democratica statunitense impegnata sui temi dei diritti civili e della giustizia sociale. Questa preferenza riflette il timore di un rafforzamento delle tendenze populiste, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, e l&#8217;aspettativa che una leadership americana progressista possa fungere da argine contro la diffusione di ideologie autoritarie.</p><p>Il desiderio di stabilit&#224; e coerenza etica che si osserva in Europa evidenzia la complessit&#224; dell&#8217;attuale crisi democratica. <a href="https://www.ft.com/content/0fc70705-2495-41da-9c8b-8fccf4584763?utm_source=chatgpt.com">Un&#8217;analisi del </a><em><a href="https://www.ft.com/content/0fc70705-2495-41da-9c8b-8fccf4584763?utm_source=chatgpt.com">Financial Times</a></em> sottolinea come l&#8217;instabilit&#224; politica negli Stati Uniti abbia sollevato preoccupazioni tra gli alleati europei riguardo alla futura direzione della democrazia occidentale. Inoltre, un articolo del <em><a href="https://www.newyorker.com/news/the-weekend-essay/democracy-needs-the-loser">New Yorker</a></em> evidenzia le tensioni tra l&#8217;approccio pragmatico della politica americana e l&#8217;adesione ai principi democratici fondamentali, mettendo in luce le sfide che le democrazie occidentali devono affrontare per mantenere la loro integrit&#224; ideologica. La distanza tra i valori europei e l&#8217;instabilit&#224; politica americana mostra quanto il sistema democratico necessiti oggi di una guida capace di rispondere alle sfide del nostro tempo, senza cedere alla tentazione del pragmatismo a discapito della coerenza ideologica, come discusso in un&#8217;analisi del <em><a href="https://ecfr.eu/rome/publication/la-crisi-del-potere-americano-come-gli-europei-vedono-lamerica-di-biden/">Consiglio Europeo per le Relazioni Estere</a></em>.</p><h1><strong>5. Conclusioni: verso un rinnovamento democratico?</strong></h1><p>In ultima istanza, la crisi delle liberal democrazie ci invita a una riflessione profonda sul loro futuro. Come sosteneva Norberto Bobbio in <em>Il futuro della democrazia</em>, la democrazia &#232; un sistema che richiede un continuo rinnovamento, un costante sforzo di adattamento ai bisogni e alle aspettative dei cittadini. Bobbio descrive la democrazia come un &#8220;regime in divenire&#8221;, che non raggiunge mai una perfezione definitiva, ma necessita di un impegno incessante per evolvere e rispondere alle sfide emergenti.</p><p>Potremmo interpretare questo periodo di incertezza come un&#8217;occasione per ripensare e rafforzare le fondamenta democratiche, rispondendo alle nuove istanze sociali ed economiche senza tradire i principi di libert&#224; e giustizia.</p><p>Michael Walzer, altro pensatore di riferimento per il pensiero democratico, ha sottolineato in <em>Sulla tolleranza</em> l&#8217;importanza della tolleranza e dell&#8217;inclusivit&#224; all&#8217;interno delle democrazie. Questa visione diventa particolarmente rilevante oggi, poich&#233; i sistemi democratici si trovano a confrontarsi con una pluralit&#224; di identit&#224; e di interessi che chiedono di essere rappresentati. Le democrazie liberali dovranno trovare il modo di rinnovarsi per evitare che il pragmatismo geopolitico e le crisi economiche ne minino l&#8217;essenza.</p><p>Il futuro delle liberal democrazie &#232; incerto, ma non privo di speranze. La posta in gioco &#232; alta, e la capacit&#224; di adattarsi ai cambiamenti potrebbe consentire alle democrazie di mantenere la loro legittimit&#224; sia interna che internazionale, riaffermando i valori che da sempre le contraddistinguono.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Danilo Aprigliano! 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L&#8217;autore lamenta quella che definisce l&#8217;emarginazione del pensiero conservatore e anticomunista in Italia, sostenendo che la destra italiana non abbia mai avuto una vera classe dirigente e che ci&#242; sia il risultato di un pregiudizio culturale. Non sono d&#8217;accordo, e ora vi spiego perch&#233;.</p><h2><strong>Una lettura distorta della storia</strong></h2><p>Galli della Loggia afferma che la destra neofascista non abbia mai trovato spazio nella classe dirigente italiana, ma questa &#232; una visione eccessivamente semplificata. Il Movimento Sociale Italiano (MSI), pur marginale rispetto a forze come la Democrazia Cristiana o il Partito Comunista, ha avuto rappresentanza politica fin dagli anni &#8217;50. E se guardiamo pi&#249; avanti, con l&#8217;ascesa di Berlusconi, la destra non solo ha partecipato pienamente al governo, ma ha creato un vero e proprio blocco di potere.</p><p>Affermare che la destra non sia mai stata inclusa significa ignorare che essa ha avuto opportunit&#224; concrete per consolidarsi, ma ha spesso fallito nel costruire una proposta politica davvero alternativa e credibile. Questo &#232; stato un limite interno, non una cospirazione esterna.</p><h2><strong>Pregiudizio culturale o logica storica?</strong></h2><p>Uno dei punti centrali dell&#8217;editoriale &#232; l&#8217;accusa che la destra sia stata esclusa per pregiudizio ideologico. Ma davvero &#232; cos&#236;? La marginalizzazione di certe idee non &#232; necessariamente una censura culturale: &#232; piuttosto il risultato di un contesto storico preciso. Dopo la caduta del fascismo, in Italia si &#232; sviluppata una reazione diffidente verso tutto ci&#242; che potesse ricordare quel passato. Il Partito Comunista Italiano, che aveva avuto un ruolo cruciale nella Resistenza, non solo si trov&#242; dalla parte della legittimazione storica, ma lavor&#242; attivamente per costruire un&#8217;egemonia culturale, influenzando il mondo accademico e artistico, in linea con le teorie di Antonio Gramsci. Questo non va confuso con un ostracismo preconcetto verso la destra, ma piuttosto con un rifiuto di ideologie che erano state associate a regimi autoritari e alla negazione dei diritti fondamentali.</p><h2><strong>L&#8217;assenza di un &#8220;terremoto culturale&#8221;</strong></h2><p>Galli della Loggia lamenta che l&#8217;Italia non abbia vissuto un terremoto ideologico paragonabile a quello scatenato in Francia dalla pubblicazione di <em>Arcipelago Gulag</em>. Tuttavia, il nostro contesto storico era diverso: l&#8217;Italia aveva gi&#224; affrontato le ferite profonde lasciate dal fascismo, dalla guerra civile e dalla Resistenza. La necessit&#224; di un dramma intellettuale simile non era cos&#236; impellente, poich&#233; il paese era gi&#224; in un processo di rielaborazione di un passato totalitario.</p><p>Quando <em>Arcipelago Gulag</em> venne pubblicato nel 1973, esplose come una &#8220;bomba&#8221; nella scena intellettuale occidentale, rivelando al mondo la portata dei crimini del regime sovietico. In Francia, dove il Partito Comunista Francese (PCF) aveva una forte influenza culturale, il libro divenne uno strumento per i dissidenti interni al marxismo per criticare il totalitarismo sovietico, portando a una crisi ideologica all&#8217;interno della sinistra francese. Tuttavia, in Italia, il contesto era diverso. Il Partito Comunista Italiano (PCI), pur avendo legami con l&#8217;URSS, aveva preso una strada pi&#249; autonoma e pragmatica attraverso il cosiddetto <em>eurocomunismo</em>. Questo spostamento contribu&#236; a mitigare l&#8217;impatto diretto del libro, poich&#233; il PCI era percepito come un&#8217;alternativa democratica ai modelli stalinisti, rendendo meno urgente una revisione totale della sua ideologia.</p><p>Inoltre, l&#8217;Italia era gi&#224; profondamente immersa in un processo di rielaborazione storica post-fascista, in cui la Resistenza aveva un ruolo centrale nella legittimazione morale e politica della sinistra. Il trauma del fascismo e della guerra civile avevano gi&#224; innescato una riflessione profonda sulle conseguenze dei regimi totalitari, limitando la necessit&#224; di un&#8217;opera come <em>Arcipelago Gulag</em> per rivelare le atrocit&#224; di un regime autoritario. Mentre in Francia il libro aliment&#242; un dibattito acceso sulla collaborazione intellettuale con il comunismo, in Italia il discorso era pi&#249; frammentato, e il libro non ebbe lo stesso impatto immediato a livello popolare o politico.</p><p>L&#8217;effetto dirompente del libro venne ulteriormente attenuato dal fatto che, pur essendo letto e discusso da alcuni circoli intellettuali, il clima politico in Italia degli anni &#8216;70, segnato dagli Anni di Piombo e dalle tensioni tra movimenti rivoluzionari e forze conservatrici, creava un contesto in cui l&#8217;attenzione pubblica era maggiormente rivolta a questioni interne di violenza politica e terrorismo. In questo senso, <em>Arcipelago Gulag</em> non ebbe lo stesso ruolo catalizzatore nel riorientare l&#8217;opinione pubblica rispetto alla sinistra come avvenne in Francia.</p><p>Questa differenza di contesto spiega perch&#233; in Italia non ci fu un terremoto culturale analogo a quello francese: la realt&#224; politica e culturale del paese aveva gi&#224; intrapreso una via di elaborazione autonoma della propria storia, e il PCI era riuscito a distanziarsi abbastanza dallo stalinismo da non essere coinvolto direttamente nella crisi che <em>Arcipelago Gulag</em> scaten&#242; altrove.</p><h2><strong>Una classe dirigente non nasce per magia</strong></h2><p>L&#8217;editoriale suggerisce che la destra non sia mai riuscita a entrare nei circoli della classe dirigente perch&#233; non condivideva le &#8220;amicizie, frequentazioni&#8221; che cementano questi legami. Tuttavia, una classe dirigente non si fonda soltanto sulle relazioni personali: nasce dall&#8217;elaborazione di un progetto politico credibile, capace di dialogare con la societ&#224;. Ed &#232; proprio qui che la destra ha spesso fallito. Non &#232; stata l&#8217;esclusione a isolarla, ma la sua incapacit&#224; di rinnovarsi e di presentarsi come un&#8217;alternativa concreta al liberalismo e alla democrazia.</p><h2><strong>Il caso Del Noce e l&#8217;accademia</strong></h2><p>Galli della Loggia cita figure come Augusto Del Noce, lamentando la loro presunta esclusione dalla riflessione culturale e accademica dominante. Tuttavia, Del Noce &#232; stato ampiamente studiato negli ambienti accademici italiani e rimane una delle figure centrali della filosofia politica cattolica del XX secolo. &#200; vero, tuttavia, che la sua influenza non ha raggiunto la stessa risonanza popolare di altri intellettuali pi&#249; vicini alla sinistra. Del Noce era critico verso il progressismo, sia cattolico che laico, e ha cercato di contrastare ci&#242; che definiva la &#8220;societ&#224; opulenta&#8221;, una societ&#224; tecnocratica e secolarizzata, incapace di riconoscere i valori trascendenti e dominata da una forma di nichilismo postmoderno.</p><p>Del Noce vedeva nel progressismo e nel marxismo, specialmente in Italia, una deriva che stava influenzando negativamente la cultura accademica e sociale del paese. Tuttavia, la sua difesa di una tradizione cattolica e filosofica che riconciliasse modernit&#224; e valori religiosi non ha trovato la stessa eco di movimenti intellettuali pi&#249; influenti, come il marxismo e il pensiero gramsciano, che si erano consolidati proprio grazie alla partecipazione attiva del PCI alla Resistenza e alla costruzione di una <em>egemonia culturale</em> nel dopoguerra.</p><h2><strong>In conclusione</strong></h2><p>L&#8217;editoriale di Galli della Loggia rappresenta una visione vittimistica e distorta della storia italiana, un&#8217;argomentazione ormai comune nella destra italiana di cui lo stesso Galli della Loggia &#232; parte integrante. Sostenere che la destra non abbia mai avuto una vera opportunit&#224; di emergere a causa di un pregiudizio culturale significa ignorare le sue contraddizioni interne e il contesto storico che ha plasmato la Repubblica Italiana.</p><p>La destra italiana, in particolare quella di matrice neofascista, ha sempre faticato a distanziarsi dalle sue radici autoritarie e antidemocratiche, radici che la rendevano inadatta a inserirsi nel progetto democratico nato dalla Resistenza. Il PCI, pur con tutte le sue contraddizioni, partecip&#242; alla costruzione di un&#8217;egemonia culturale basata sui valori democratici, differenziandosi dal modello stalinista e contribuendo all&#8217;evoluzione politica del paese.</p><p>Il mancato &#8220;terremoto culturale&#8221; citato da Galli della Loggia in riferimento a <em>Arcipelago Gulag</em> non fu il risultato di un complotto ideologico, ma di un contesto storico che aveva gi&#224; affrontato e metabolizzato un trauma totalitario. La destra non fu esclusa per capriccio o per un&#8217;ostilit&#224; culturale preconcetta, ma perch&#233; non riusc&#236; a offrire un&#8217;alternativa credibile a una societ&#224; democratica, capace di emanciparsi dalle sue stesse derive autoritarie.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Una riflessione critica sul concetto di democrazia]]></title><description><![CDATA[Il rapporto tra democrazia e liberalismo, dai rischi del suffragio senza diritti alle sfide delle moderne democrazie liberali&#8221;]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/una-riflessione-critica-sul-concetto</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/una-riflessione-critica-sul-concetto</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Mon, 21 Oct 2024 22:00:54 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fb12a728-fd1b-4724-8a13-b563b1f5bb0c_1600x900.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo <a href="https://www.wittgenstein.it/2024/10/21/non-e-una-democrazia/">commento di oggi sul suo blog</a>, Luca Sofri si confronta con la natura della democrazia, focalizzandosi sul caso di Israele. Sofri evidenzia che, pur essendo considerato uno stato democratico, Israele presenta contraddizioni fondamentali. Anche se i cittadini godono del diritto di voto, le discriminazioni su chi pu&#242; essere considerato cittadino e la repressione nei territori occupati pongono in dubbio la sua democraticit&#224;. Sofri suggerisce che la democrazia non pu&#242; essere ridotta al semplice atto elettorale se non garantisce la partecipazione e i diritti a tutti. Di conseguenza, l&#8217;uso del termine &#8220;democrazia&#8221; diventa spesso ambiguo e relativo, soprattutto quando si tratta di governi che escludono gruppi di persone dall&#8217;accesso ai diritti.</p><p>Questa riflessione solleva un tema pi&#249; ampio: spesso si confonde la democrazia con il suffragio, se non addirittura con il solo atto del voto. Ma la democrazia &#232; ben pi&#249; complessa e include la protezione dei diritti fondamentali e il pluralismo. A partire dal XIX secolo, infatti, il concetto di democrazia si &#232; evoluto, associandosi al liberalismo, e dando vita a un connubio ormai inscindibile: quello della &#8220;democrazia liberale&#8221;, appunto. Norberto Bobbio lo ha ben chiarito: la democrazia riguarda chi esercita il potere (il <em>demos</em>), mentre il liberalismo stabilisce entro quali limiti il potere pu&#242; essere esercitato. Questo &#232; un aspetto cruciale, poich&#233; senza il liberalismo la democrazia pu&#242; degenerare nella &#8220;tirannia della maggioranza&#8221;, come ammoniva Tocqueville. O potrebbe diventare una &#8220;democratura&#8221;, come si direbbe oggi.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Danilo Aprigliano! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e supportare il mio lavoro.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>La democrazia ateniese, spesso considerata un modello archetipico, presenta in realt&#224; delle significative limitazioni. Nonostante il suo sistema di governo diretto, una larga parte della popolazione era esclusa dai processi decisionali: donne, schiavi, stranieri e non-cittadini non godevano di diritti politici.</p><p>Questo esempio storico ci porta a una riflessione cruciale: il suffragio universale, seppur fondamentale, non &#232; sufficiente per definire un sistema come pienamente democratico. Una vera democrazia richiede non solo la partecipazione al voto, ma anche la tutela dei diritti fondamentali per tutti gli individui, indipendentemente dal loro status; la protezione delle minoranze da possibili abusi della maggioranza; meccanismi che garantiscano una partecipazione equa e significativa al processo decisionale.</p><p>Senza questi elementi, una democrazia rischia di diventare una mera formalit&#224;, svuotata del suo vero significato e potenziale di rappresentanza e giustizia per tutti i membri della societ&#224;.</p><p>Norberto Bobbio ha affrontato questa interdipendenza tra liberalismo e democrazia in varie opere, tra cui <em>Liberalismo e democrazia</em> e <em>Il futuro della democrazia</em>. Bobbio sottolinea che il liberalismo, con il suo sistema di diritti inviolabili, &#232; il presupposto necessario per il funzionamento della democrazia. In <em>Il futuro della democrazia</em>, infatti, afferma che lo Stato liberale non &#232; solo un presupposto storico, ma anche giuridico della democrazia. Senza il rispetto delle libert&#224; fondamentali, la democrazia stessa perde la sua essenza.</p><p>Questa riflessione ci porta a considerare la situazione politica attuale in diversi paesi. Alcuni movimenti politici, specialmente quelli di estrema destra, mostrano una preoccupante ostilit&#224; verso principi fondamentali del liberalismo, come la divisione dei poteri. Questa tendenza minaccia di trasformare regimi formalmente democratici in sistemi dove la maggioranza pu&#242; schiacciare le minoranze, concentrando il potere in modo pericoloso e minando l'essenza stessa della democrazia liberale.</p><p>Tale scenario evidenzia quanto sia cruciale mantenere un equilibrio tra i principi democratici e quelli liberali. Senza le garanzie offerte dal liberalismo, come la separazione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali, anche un sistema che si definisce democratico rischia di degenerare in una forma di autoritarismo mascherato da volont&#224; popolare.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Danilo Aprigliano! 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Alla base di questo scontro non c&#8217;&#232; solo l&#8217;incapacit&#224; di risolvere una questione delicata come l&#8217;immigrazione, ma una vera e propria guerra contro i principi fondanti dello Stato liberale. La divisione dei poteri, fondamento essenziale di ogni democrazia liberale, &#232; vista da questo governo come un ostacolo. Quando i giudici esercitano il loro ruolo, rispettando le leggi e le direttive europee, vengono immediatamente accusati di sabotaggio e politicizzazione. Siamo sul crinale che separa la democrazie liberale dalla <em>democratura</em> di stampo putiniano.</p><p>Il progetto di trasferire i migranti in Albania, nato con l&#8217;intento di alleggerire la pressione sui centri italiani, &#232; crollato di fronte al <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/10/18/i-giudici-bocciano-il-modello-albania-il-governo-ricorre-_03db8a34-7cf2-44a5-bee4-bae82aa0dffe.html">giudizio della sezione immigrazione del tribunale di Roma</a>, che non ha convalidato il loro trattenimento nel Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) e ha chiarito che Paesi come Egitto, Tunisia e Bangladesh, considerati &#8220;sicuri&#8221; dal governo italiano, non lo sono affatto, soprattutto per alcune categorie vulnerabili. <a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/sentenza-del-4-ottobre-2024-della-grande-sezione-della-corte-di-giustizia-dell-unione-europea-causa-c-406-22">La decisione ha confermato che un Paese pu&#242; essere definito sicuro solo se lo &#232; in ogni parte del suo territorio e per tutti i suoi cittadini.</a> Questo ha bloccato le procedure accelerate di asilo, costringendo il governo a fare marcia indietro.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading Danilo Aprigliano Newsletter! 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Un simile approccio non &#232; una novit&#224; nella destra italiana, che spesso ha fatto ricorso all&#8217;immagine delle &#8220;toghe rosse&#8221; per giustificare i propri fallimenti. Ma dietro questa retorica c&#8217;&#232; una minaccia pi&#249; insidiosa: minare la separazione dei poteri, pilastro dello Stato di diritto.</p><p>Questa tensione tra esecutivo e giudiziario ricorda i tentativi (riusciti) di leader come Viktor Orb&#225;n o Vladimir Putin di restringere l&#8217;indipendenza della magistratura per accrescere il proprio controllo sullo Stato. Ogni decisione giudiziaria che sfida l&#8217;autorit&#224; governativa viene immediatamente descritta come un attacco orchestrato da poteri ostili, creando cos&#236; un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni che garantiscono l&#8217;equilibrio democratico.</p><h2><strong>Un disegno pi&#249; ampio: indebolire lo Stato di diritto</strong></h2><p>Dietro questi episodi si cela una visione della democrazia sempre pi&#249; ridotta all&#8217;essenza di un potere esecutivo onnipotente, capace di aggirare o silenziare chiunque gli si opponga. La magistratura, organo indipendente di controllo, &#232; uno degli ultimi ostacoli che impediscono un&#8217;erosione totale della libert&#224; e delle garanzie democratiche. Non a caso, il tentativo di rendere pi&#249; fluide e &#8220;veloci&#8221; le procedure d&#8217;asilo rientra in una logica di esclusione del potere giudiziario dalle decisioni pi&#249; delicate, soprattutto quelle che riguardano diritti umani e immigrazione. (<a href="https://elpais.com/internacional/2024-10-20/el-derecho-al-asilo-se-resquebraja-en-la-union-europea.html">El Pa&#237;s - Il diritto d&#8217;asilo si sgretola nell&#8217;UE</a>).</p><p>Meloni e i suoi alleati, come gi&#224; avvenuto in passato con altri governi populisti, stanno cercando di dipingere la giustizia come un nemico dell&#8217;efficienza e dell&#8217;autorit&#224;. Si tratta, per&#242;, di un attacco diretto alla democrazia liberale. Ogni volta che un governo attacca l&#8217;indipendenza della magistratura, non attacca solo i giudici, ma il cuore stesso della libert&#224; e del pluralismo.</p><p>Un attacco, tra l&#8217;altro, che fa il paio con lo svuotamento del ruolo del parlamento. La costante erosione del potere legislativo, ridotto sempre pi&#249; a un mero ratificatore delle decisioni dell&#8217;esecutivo, lascia il potere nelle mani di un piccolo gruppo di persone, allontanando i processi decisionali dal controllo democratico. Il governo, bypassando il confronto parlamentare e tentando di minare il ruolo della magistratura, rischia di compromettere l&#8217;equilibrio istituzionale su cui si fonda lo Stato di diritto. Questo &#232; evidente non solo nelle questioni di immigrazione, ma in una pi&#249; ampia volont&#224; di centralizzare il potere decisionale.</p><h2><strong>La democrazia sotto attacco</strong></h2><p>Il caso dei centri di detenzione in Albania, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell&#8217;immigrazione, ma &#232; un test fondamentale per la tenuta dello Stato di diritto in Italia. In un momento in cui i confini tra democrazia e autoritarismo si fanno sempre pi&#249; sottili, difendere l&#8217;indipendenza della magistratura &#232; essenziale per mantenere un sistema di bilanciamento tra i poteri.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/p/lossessione-della-destra-italiana?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Share&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.ilpuntocieco.it/p/lossessione-della-destra-italiana?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share"><span>Share</span></a></p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading Danilo Aprigliano Newsletter! 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Anche partiti populisti a forte vocazione personalistica fanno uso di questa etichetta, compreso uno il cui leader lavora per una monarchia assoluta di tipo teocratico. Se proprio non accettano l&#8217;etichetta di &#8220;populisti di destra&#8221; (vista l&#8217;impostazione <em>fan club del leader</em> che tali partiti assumono) non potrebbero semplicemente definirsi &#8220;conservatori&#8221;?</p><p>In pi&#249; &#8211; diciamolo pure tranquillamente &#8211; in un epoca di forte polarizzazione (a livello globale) tra proto-fascisti, che rifiutano persino le fondamenta dei modelli democratici liberali dell&#8217;Occidente, e liberali progressisti, i quali, al contrario, resistono e lottano per il mantenimento delle libert&#224; democratiche e per le societ&#224; aperte, definirsi di centro appare sempre pi&#249; inadatto se non addirittura anti-storico: bisogna stare da una parte o dall&#8217;altra. Per i liberali, l&#8217;unica squadra possibile &#8211; inutile persino precisarlo &#8211; &#232; quella dei progressisti, il centrosinistra.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading L&#8217;Impero dei significati! 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Si afferma, ad esempio, che:</p><blockquote><p>un vero liberale democratico non &#232; affatto un liberale moderato diffidente quando non addirittura ostile alle sfide, certo difficili e talvolta pericolose, della democrazia di massa del nostro tempo (e sicuramente anche del tempo futuro): tale &#232; appunto un conservatore o moderato. Un liberale e democratico non s&#8217;ispira ai repubblicani americani, ai conservatori inglesi, e nella tradizione storica italiana non sarebbe stato negli anni Venti un seguace di Salandra: s&#8217;ispira ai democratici americani, ai liberali e ai laburisti inglesi (a certe correnti, ovviamente), e in Italia va a cercare i suoi simboli nei nomi d&#8217;un Giovanni Amendola, con la sua &#8220;nuova democrazia&#8221; o d&#8217;un Piero Gobetti. Cio&#232;, di quei liberali e democratici che combatterono il fascismo, che li emargin&#242;, li esili&#242;, li process&#242; e, come fu per Amendola e Gobetti, li uccise. Lo spettacolo cui si assiste ha persino aspetti ridicoli. Berlusconi, certo un imprenditore la cui storia avrebbe fatto drizzare i capelli a Luigi Einaudi, si professa liberaldemocratico e come tale vuole unificare il centro-destra e la destra in funzione di baluardo contro la sinistra.</p></blockquote><p>Ecco, Amendola e Gobetti, non certo Berlusconi. E furono proprio questi due importanti personaggi politici a denunciare, gi&#224; nei primissimi anni Venti, la piaga dei &#8220;falsi liberali&#8221; che finivano per fare da spalla ai veri fascisti. Nel 1922, Giovanni Amendola denunciava l'uso strumentale del termine &#8216;liberale&#8217; da parte di politici reazionari e antidemocratici. &#171;&#200; necessario parlar chiaro &#8211; scriveva il 24 settembre 1922 in un articolo intitolato &#8220;Le contradizioni dei falsi liberali&#8221; &#8211;, una volta per sempre, a quegli organi liberali, che saltano fuori con inviperite proteste ogni qual volta si tratta di difendere... il liberalismo dagli attacchi fascisti? niente affatto: il fascismo dalle critiche liberali e democratiche.&#187; Ricorda molto quanto successo all&#8217;indomani del 25 settembre scorso, quando i sedicenti liberali (politici e commentatori giornalisti), invece di inorridire di fronte alla prospettiva di orbanizzazione dell&#8217;Italia, si prodigavano a ripetere, anche sui media internazionali, che in fondo questi governanti erano solo esponenti di una &#8220;destra moderata&#8221; (sic!). Se, dunque, l&#8217;Italia corre sempre pi&#249; verso le &#8216;democrature&#8217; di Polonia, Ungheria e Israele &#8211; e la sua concezione di giustizia, media e potere sembra confermare questa tendenza &#8211;, i falsi liberali nostrani si girano dall&#8217;altra parte, quando va bene, o addirittura aprono la strada.</p><p>Ma non &#232; tutto. Come giustificano tutto ci&#242;? Con l&#8217;anticomunismo. Come se fossimo negli anni &#8217;50. Scrive, a questo proposito, Ferrara nel 1993:</p><blockquote><p>L&#8217;anticomunismo dei tempi (che furono lunghi e durissimi) in cui il comunismo era la bandiera di partiti come quello che dominava tirannicamente l&#8217;Urss o asserviva i paesi dell&#8217;Est, o che nei paesi come la Francia o l&#8217;Italia si schierava a sinistra egemonizzando la sinistra e restando legato a Mosca, quell&#8217;anticomunismo che oggi non ha pi&#249; un oggetto cui applicarsi viene proseguito da questi cosiddetti liberal-democratici nella forma molto semplice del rifiuto di rapporto politico e culturale con la sinistra non pi&#249; comunista o che non &#232; mai stata comunista (trascuro, naturalmente, il caso purtroppo non raro in cui un tale rapporto &#232; accettato sotto forma di mercato delle vacche).</p></blockquote><p>Oggi, ancora pi&#249; che trent&#8217;anni fa, l&#8217;anticomunismo non ha senso. Chi si professa liberale e democratico ha come interlocutore diretto tutto ci&#242; che sta nel centrosinistra. Inoltre, la destra, in particolare quella estrema, dovrebbe essere considerata l&#8217;avversario da combattere, il nemico della societ&#224; aperta e, di conseguenza, del liberalismo autentico.</p><p>Possiamo concludere ritornando a Ferrara:</p><blockquote><p>Ma perch&#233; proprio chi ha come punto di riferimento il liberalismo e la democrazia dovrebbe occuparsi di far crescere la destra e di rafforzarla col proprio contributo? Perch&#233; non la sinistra, se la sinistra &#232; progresso al di l&#224; dello squallore illiberale e non democratico della nostra infelice repubblica doroteizzata, consociativa, craxiana e peggio ancora? [&#8230;] A me sembra che questo mondo di centro-destra, e di destra, e quella parte di esso che assume per s&#233;, con un atto di arbitrio storico, il titolo del liberalismo democratico, sia soprattutto dominato dalla paura: la paura che la sinistra diventi "padrona d'Italia", come &#232; stato scritto. Ma vorrei sapere che cosa hanno a che vedere lo spirito della libert&#224; e il principio della democrazia con l'opprimente e meschino sentimento della paura. Dalla paura nascono le reazioni di destra, la paura, alla fine, &#232; reazionaria.</p></blockquote><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading L&#8217;Impero dei significati! Subscribe for free to receive new posts and support my work.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Di cosa parlano gli altri 3/12]]></title><description><![CDATA[Di ChatGPT, letteratura del futuro e Italo Calvino. E poi anche di fascismo e storia inventata.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/di-cosa-parlano-gli-altri-312</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/di-cosa-parlano-gli-altri-312</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 11 Apr 2023 09:30:22 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;edizione di <em><strong>Di cosa parlano gli altri 3/12</strong></em>, la mia rubrica mensile per <strong><a href="http://galapagosmag.com">Gal&#225;pagos</a></strong> con cui offro una selezione commentata dei migliori articoli culturali e letterari da tutto il mondo, mi addentro in una serie di tematiche che spaziano dall&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> e il suo impatto su editoria, letteratura e istruzione, alla celebrazione del centenario della nascita di <strong>Italo Calvino</strong>, mettendo in luce l&#8217;influenza delle modalit&#224; letterarie premoderne sulla sua scrittura. Inoltre, esploro il <strong>panorama letterario attuale</strong> attraverso articoli e recensioni di autori di tutto il mondo, discutendo argomenti come <strong>fascismo</strong> e <strong>storia inventata</strong>. Analizzo anche dibattiti riguardanti la censura e la conservazione dei testi originali e il ruolo dell&#8217;intellettuale nella societ&#224; contemporanea. </p><p>Leggi l&#8217;articolo completo su Gal&#225;pagos.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.galapagosmag.com/di-cosa-parlano-gli-altri-3-12/&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Di cosa parlano gli altri 3/12&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.galapagosmag.com/di-cosa-parlano-gli-altri-3-12/"><span>Di cosa parlano gli altri 3/12</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tPoH!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg" width="1024" height="1024" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/88b30c99-913e-4bc6-9c3b-aab07dbdcb07_1024x1024.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1024,&quot;width&quot;:1024,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Calvino loved the episodic storvtelling of Ariosto, Boccaccio, and Cervantes. Illustration by Daniele Castellano&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Calvino loved the episodic storvtelling of Ariosto, Boccaccio, and Cervantes. Illustration by Daniele Castellano" title="Calvino loved the episodic storvtelling of Ariosto, Boccaccio, and Cervantes. 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Il numero di marzo propone pezzi di vario genere: interviste a scrittori ed editor, articoli su poeti famosi e meno famosi, riscoperte letterarie e nuove tecnologie che stanno cambiando il modo di scrivere e leggere, politica, storia e societ&#224;.</p><p>Si parte con un&#8217;intervista a Gordon Lish, una leggenda dell'editing letterario, sulla sua lunga carriera e il potere dell&#8217;editing, seguita da un&#8217;altra intervista a James Ellroy sulla sua ossessione per la scrittura. Si prosegue con un&#8217;analisi della figura della &#8220;donna silenziosa&#8221; nelle biografie di artisti e scrittori, esemplificata dalla relazione tra Sylvia Plath e Ted Hughes, e con un&#8217;analisi della &#8220;Wife of Bath&#8221; nelle <em>Canterbury Tales</em> di Chaucer.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">L&#8217;Impero dei significati is a reader-supported publication. To receive new posts and support my work, consider becoming a free or paid subscriber.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Si presenta anche una serie di personaggi letterari che lavorano a maglia, un&#8217;analisi del ruolo di Dante nella destra estrema italiana e articoli sugli scrittori americani Colson Whitehead e Paul Auster, sulla poetessa cilena Gabriela Mistral e sulla conferma dell&#8217;avvelenamento di Pablo Neruda.</p><p>Si parla inoltre di Michel Houellebecq e della sua richiesta di interdizione di un film porno in cui appare, e di un saggio che esplora il rapporto tra intelligenza e tecnologia. Si conclude con un articolo sulla critica letteraria, che esamina il ruolo della critica nella produzione culturale e sottolinea l&#8217;importanza della critica come strumento di analisi e comprensione della cultura. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.galapagosmag.com/di-cosa-parlano-gli-altri-2-12/&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Leggi la rassegna completa&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.galapagosmag.com/di-cosa-parlano-gli-altri-2-12/"><span>Leggi la rassegna completa</span></a></p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">L&#8217;Impero dei significati is a reader-supported publication. To receive new posts and support my work, consider becoming a free or paid subscriber.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La Marcia su Roma raccontata da Emilio Lussu, Ignazio Silone e Piero Gobetti.]]></title><description><![CDATA[Un articolo per Gal&#225;pagos.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/la-marcia-su-roma-raccontata-da-emilio</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/la-marcia-su-roma-raccontata-da-emilio</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Fri, 07 Apr 2023 08:59:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e4c727ac-fe69-4bc4-92f2-f82d88b9ca4d_1920x1515.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe now&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?"><span>Subscribe now</span></a></p><div><hr></div><p>La Marcia su Roma &#232; stata uno dei momenti chiave della storia italiana: il 28 ottobre 1922, le camicie nere di Mussolini arrivarono nella capitale, dando il via al primo governo Mussolini e, poi, alla dittatura fascista. Ma cosa successe davvero in quei tre giorni di marcia? Ce lo raccontano bene Emilio Lussu, Ignazio Silone e Piero Gobetti, tre grandi intellettuali e scrittori antifascisti.</p><p>Secondo Lussu, proprio durante quei giorni Mussolini venne a conoscenza di un complotto ordito contro di lui da parte del capo del governo, Facta. Il primo ministro aveva in mente di utilizzare il vate Gabriele D&#8217;Annunzio per neutralizzare la marcia fascista su Roma, ma Mussolini era gi&#224; pronto ad agire. Silone, nel suo saggio "Il fascismo. Origini e sviluppo", racconta come il rapporto tra Mussolini e D'Annunzio fosse teso, tanto che i due avevano ciascuno una scorta di armati costantemente in agguato.</p><p>Gobetti, invece, parla di un certo &#8220;garibaldinismo&#8221; nel modo di agire di Mussolini, caratterizzato da faciloneria e mancanza di chiarezza intellettuale. Ma il leader fascista cap&#236; bene l&#8217;importanza della teatralit&#224; nella politica italiana e organizz&#242; una marcia su Roma annunciata da tempo e finanziata anche dalla Massoneria.</p><p>Insomma, la Marcia su Roma fu una grande &#8220;farsa&#8221; che port&#242; Mussolini al potere, ma ci&#242; non toglie l&#8217;importanza simbolica che l&#8217;operazione rivest&#236;.</p><div><hr></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.galapagosmag.com/mentre-facta-nutriva-fiducia-i-tre-giorni-che-portarono-alla-marcia-su-roma/&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Leggi l'articolo completo su Gal&#225;pagos&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.galapagosmag.com/mentre-facta-nutriva-fiducia-i-tre-giorni-che-portarono-alla-marcia-su-roma/"><span>Leggi l'articolo completo su Gal&#225;pagos</span></a></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.ilpuntocieco.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading Danilo&#8217;s Substack! 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Le Fiamme Verdi bresciane]]></title><description><![CDATA[Non vi sono &#8220;liberatori&#8221;.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/ribelli-per-amore-le-fiamme-verdi-bresciane</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/ribelli-per-amore-le-fiamme-verdi-bresciane</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 09 May 2020 15:19:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b74ca78f-a72e-4c7e-a30b-572c2648d3cf_1024x233.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<pre><code>Non vi sono &#8220;liberatori&#8221;. Solo, uomini che si liberano.
Teresio Olivelli</code></pre><h2>Introduzione</h2><p>Spesso pensiamo alla <strong>Resistenza come a un fenomeno monolitico</strong>, senza coglierne la straordinaria variet&#224; di posizioni e di declinazioni ideali che, nei venti mesi compresi tra il settembre 1943 e l&#8217;aprile 1945, la sorressero mantenendola unita nella comune volont&#224; di liberare l&#8217;Italia dal nemico nazifascista, per creare un paese libero e giusto. Ruolo decisamente importante ebbero, per esempio, le<strong> formazioni partigiane di matrice cattolica</strong>, operanti soprattutto nel Nordest.</p><p>Tra queste, sono certamente da ricordare le <strong>Fiamme Verdi</strong>, formazioni che prendevano il loro nome dalle <strong>mostrine verdi delle divise degli Alpini</strong>, dai cui reparti proveniva la gran parte degli ex militari che ne costituirono le primissime compagini. Operarono soprattutto nel Bresciano e nelle valli della Lombardia orientale, e a Reggio Emilia, affondando le radici nel <strong>cattolicesimo sociale</strong> e collaborando con le espressioni pi&#249; avanzate e attente al sociale della Chiesa locale. Da queste parti, le altre formazioni ebbero un peso molto minore, comprese quelle organiche al Partito Comunista.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg" width="1024" height="233" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:233,&quot;width&quot;:1024,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UuuF!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9246176f-de70-469a-9357-bfc8d3b3a18c_1024x233.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Frontespizio de &#171;il ribelle&#187; - Homepage sito de il ribelle</figcaption></figure></div><p>Come fa notare lo storico Rolando Anni, la caratteristica del movimento di liberazione in queste aree risiedeva proprio nella forte presenza dei cattolici. Nelle Fiamme Verdi, il <strong>proselitismo dei diversi partiti, e quindi il dibattito in senso strettamente politico, era bandito</strong>, perch&#233; ritenuto suscitatore di divisioni e perci&#242; dannoso rispetto al compito primario della lotta contro i tedeschi e i fascisti, che richiedeva una forte unit&#224; di intenti. Il movimento, tuttavia, accoglieva anche sollecitazioni provenienti dalle varie esperienze dell&#8217;antifascismo storico. Figura chiave dell&#8217;intero movimento &#232; stata quella di <strong>Teresio Olivelli</strong>, almeno fino alla data del suo arresto nell&#8217;aprile del &#8217;44. Legato alla fondazione e all&#8217;attivit&#224; del giornale clandestino <strong>&#171;il ribelle&#187;</strong>, Olivelli incarnava l&#8217;anima pi&#249; radicalmente spirituale e rivoluzionaria delle Fiamme Verdi: coltivatore di un sogno di rinnovamento morale della societ&#224; italiana che eliminasse fin dalle radici la possibilit&#224; di un ritorno al fascismo.</p><h2>La nascita</h2><p>Quando, <strong>l&#8217;8 settembre del 1943</strong>, il Generale Badoglio annunciava l&#8217;armistizio tra Italia e gli Alleati anglo-americani, la nazione si ritrov&#242; smarrita, senza un nemico chiaramente individuato contro cui combattere, senza una strategia. I <strong>tedeschi </strong>stavano gi&#224; occupando gran parte dell&#8217;<strong>Italia settentrionale</strong>: ormai, da alleati erano diventati nemici. Chi non veniva sorpreso in caserma, disarmato e rinchiuso in un treno destinato in Germania, gettava la divisa nell&#8217;intento di salvarsi e andava a ingrossare le fila degli sbandati. Nel frattempo, Mussolini era stato fatto evadere dalla prigione sul Gran Sasso e posto a capo di un governo fantoccio eterodiretto dai nazisti. Da una parte, dunque, <strong>la Repubblica Sociale Italiana di Sal&#242;</strong>; dall&#8217;altra, il governo Badoglio e gli Alleati. Con chi schierarsi? Con chi stare?</p><p><a href="http://www.fiammeverdibrescia.it/gli-eventi-bellici/">Nel bresciano, prima che le Fiamme Verdi potessero sorgere e operare attivamente, ci volle del tempo.</a> <strong>Nell&#8217;Alta Valcamonica</strong>, subito dopo l&#8217;8 settembre, era un continuo raccogliersi di uomini nelle baite, lontane dai centri dove tedeschi e fascisti avevano cominciato gli arruolamenti forzati e i rastrellamenti. In citt&#224;, invece, gli uomini del Comitato di Liberazione Nazionale rappresentanti dei partiti politici si erano dati appuntamento nella <strong>cripta del Duomo Vecchio per organizzare la Resistenza armata</strong>. Le prime formazioni di partigiani &#8211; i &#8220;ribelli&#8221;, come li chiamava la gente &#8211; cominciarono subito a salire sopra Sonico e Corteno, a Bienno, a Croce di Marone, sul Colle di San Zeno, ai piedi del Monte Guglielmo, a Polaveno, a Bovegno, a Marmentino, a Bagolino, ad Anfo per sfuggire ai rastrellamenti e agli arresti. Tuttavia, i vari gruppi sparsi sul territorio iniziarono a operare in maniera organizzata solo in <strong>ottobre</strong>, quando si avviarono i primi contatti per costituire una<strong> formazione ampia e unitaria</strong> che li comprendesse tutti. La casa di Astolfo Lunardi divenne in quei giorni una specie di quartier generale della Resistenza: vi andavano i giovani a prendere ordini, e da l&#236; partivano le direttive per la citt&#224; e la provincia.</p><p>A novembre, il tenente degli alpini Gastone Franchetti (nome di battaglia &#8220;<strong>Fieramosca</strong>&#8221;) prese l&#8217;iniziativa di organizzare nelle valli le prime brigate operative. Insieme a Rino Dusatti e altri giovani, si mise in contatto con gli antifascisti che gravitavano attorno al foglio clandestino &#171;<strong>Brescia Libera</strong>&#187; (il cui primo numero, ciclostilato, era stato distribuito in citt&#224; il 19 novembre) e all&#8217;oratorio dei Padri Filippini della Pace. L&#8217;idea raccolse un discreto consenso.</p><p><strong>Il 30 novembre</strong>, in casa dell&#8217;ingegner Mario Piotti, si tenne un incontro tra i principali esponenti del movimento partigiano provenienti da Brescia, Trento, Milano, Sondrio, Padova, Belluno, Lecco e Como; <a href="http://www.fiammeverdibrescia.it/le-fiamme-verdi/">in quella occasione nacquero le Fiamme Verdi</a> e fu steso il celebre <em>Regolamento</em>. Tra i partecipanti alla riunione c&#8217;era anche <strong>Teresio Olivelli</strong>, sottotenente degli alpini di ritorno dalla tragica campagna di Russia da poco fuggito dal lager di Markt Pongau (nei pressi di Salisburgo, nell&#8217;Austria dell&#8217;<em>Anschluss</em>), che, dopo un breve passaggio da Udine, si era trasferito a Brescia. Si costituirono ufficialmente, inoltre, i tre battaglioni operativi nelle valli &#8211; il <em>Valcamonica</em>, il <em>Valsabbia</em> e il <em>Valtrompia</em> &#8211; e fu assegnato a ognuno un comandante &#8211; rispettivamente, <a href="http://www.fiammeverdibrescia.it/personaggi/lorenzini-ferruccio/">Ferruccio Lorenzini</a>, <a href="http://www.fiammeverdibrescia.it/personaggi/perlasca-giacomo/">Giacomo Perlasca</a>, <a href="http://www.fiammeverdibrescia.it/personaggi/pelosi-giuseppe/">Peppino Pelosi</a>. Il comando generale fu, invece, affidato al generale alpino Luigi Masini (nome di battaglia &#8220;Fiori&#8221;).</p><h2>Le prime azioni</h2><p>Le Fiamme Verdi furono riconosciute dal <strong>CLNAI </strong>(Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) come organizzazioni apolitiche autonome dopo un confronto tra Enzo Petrini e Ferruccio Parri a Milano nel dicembre del &#8217;43. Gli esordi furono, tuttavia, piuttosto confusi e titubanti, dominati da una sostanziale <strong>assenza di strategia e guidati dall&#8217;intuito</strong> quando non dall&#8217;improvvisazione. Fortunatamente si fecero sentire l&#8217;influenza di Teresio Olivelli e l&#8217;organizzazione militare di Romolo Ragnoli, comandante prima delle brigate e poi delle divisioni in Valle Camonica.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg" width="1000" height="687" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:687,&quot;width&quot;:1000,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO61!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0c9efb1e-de99-444f-9aa9-cf98f33b811a_1000x687.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><em>Partigiani in montagna (1944) | &#169; Archivio storico della Resistenza bresciana e dell&#8217;et&#224; contemporanea</em></figcaption></figure></div><p><strong>Il lungo inverno del &#8217;43-&#8217;44</strong>, nonostante l&#8217;impegno e l&#8217;entusiasmo, fu tragico. Prima per il sacrificio di Ferruccio Lorenzini, il quale, da subito installatosi in Valcamonica, fu catturato dalla Guardia Nazionale Repubblicana, pubblicamente bastonato, legato mani e piedi, messo alla berlina e poi fucilato. In gennaio, poi, si ebbero due ondate di arresti che colpirono personaggi di primo piano della neonata Resistenza bresciana: padre Carlo Manziana, Peppino Pelosi, Andrea Trebeschi, Astolfo Lunardi, Ermanno Margheriti, Mario Bendiscioli, i fratelli Salvi, Don Vender, Giacomo Perlasca e Mario Bettinzoli. Lunardi e Margheriti, in particolare, furono quasi subito fucilati, cosa che indign&#242; e commosse molti tra partigiani e civili.</p><h2>La morte di Teresio Olivelli</h2><p>Teresio Olivelli fu invece arrestato a Milano il 27 aprile 1944. Incarcerato e deportato nel <strong>lager di Flossenburg</strong> e poi in quello di Ersbruck, mor&#236; il 17 gennaio del &#8217;45 a seguito delle percosse ricevute per aver tentato di difendere un compagno di prigionia malmenato da un <em>kap&#242;</em>. Insieme a lui venne preso anche <strong>Rolando Petrini</strong>, di soli 24 anni, che sarebbe morto di stenti a Mauthausen un anno dopo. Il 20 maggio tocc&#242; invece a don Battista Picelli, di soli 29 anni; caduto in un infame tranello della famigerata Banda Marta, fu brutalmente bastonato e ucciso mentre svolgeva la sua missione di cura d&#8217;anime anche presso le formazioni partigiane della media Valcamonica.</p><h2>La ripresa</h2><p>Tra settembre e ottobre 1944 i rastrellamenti e le fucilazioni divennero ancora pi&#249; pressanti. Questa volta, per&#242;, le Fiamme Verdi resistettero e ottennero alcuni successi inaspettati. In Alta Valcamonica i partigiani riuscirono persino a mettere in atto un esperimento democratico: allontanato il podest&#224; di Ponte di Legno, si procedette <strong>all&#8217;elezione della giunta comunale</strong>. Figura di riferimento fu il giovane parroco del paese, don Giovanni Antonioli, fervente antifascista. Altri comuni dell&#8217;Alta Valle seguirono questo esempio.</p><p>In generale, l&#8217;esperienza di quei mesi<br>aveva spinto le Fiamme Verdi a strutturarsi in senso pi&#249; serratamente militare.<br>Infatti, nonostante i mesi invernali fossero un momento di stasi delle attivit&#224;<br>ribellistiche, il movimento partigiano non entr&#242; in crisi come l&#8217;anno<br>precedente.</p><h2>Le battaglie del Mortirolo</h2><p>In questo scenario ebbero luogo, tra il febbraio e il maggio 1945, nella zona del Passo Mortirolo, le uniche due <strong>battaglie campali della Resistenza bresciana</strong>, tra le pi&#249; importanti della guerra di liberazione. La prima si svolse tra il 22 e il 27 febbraio 1945, periodo lungo il quale i fascisti della I Legione d&#8217;assalto &#8220;M. Tagliamento&#8221; cercarono pi&#249; volte di accerchiare e soverchiare i partigiani, senza successo. Il 23 marzo, poi, poco pi&#249; di duecento Fiamme Verdi furono attaccate da oltre duemila militi fascisti della &#8220;Tagliamento&#8221;, che a pi&#249; riprese tentarono lo sfondamento dei passi. Le ostilit&#224; erano supportate dall&#8217;artiglieria tedesca, che sparava contro le postazioni partigiane con i cannoni. I combattimenti durarono, a pi&#249; riprese, fino al 1&#176; maggio 1945, quando i tedeschi firmarono la resa senza condizioni nelle mani degli Alleati.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg" width="785" height="388" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:388,&quot;width&quot;:785,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!eI3M!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F131c141f-9f7b-4b5f-b864-0f6c07728794_785x388.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Partigiani in citt&#224; (1945) | &#169; Archivio storico della Resistenza bresciana e dell&#8217;et&#224; contemporanea&nbsp;</figcaption></figure></div><h2>La stampa clandestina</h2><p>A sorreggere fin dagli esordi l&#8217;intera organizzazione delle Fiamme Verdi fu quello che poi sarebbe divenuto l&#8217;elemento pi&#249; caratteristico della Resistenza cattolica: la stampa clandestina. Gli obiettivi che si proponeva erano principalmente due: <strong>informare i combattenti sui fatti bellici pi&#249; importanti ed educare i lettori al confronto e al dialogo democratico</strong>, proponendo riflessioni (ma anche provocazioni) ideali, culturali e morali rivolte alle &#8220;libere coscienze&#8221; degli Italiani.</p><p>Certo, osservati con gli occhi di oggi, questi fogli ciclostilati o stampati in modo precario, pieni di <strong>refusi e talvolta traboccanti di retorica</strong> non sembrano vantare una funzione centrale nella lotta partigiana; tuttavia, le notizie fittamente accumulate nello spazio stretto delle pagine, gli articoli corposi e spesso non troppo agevoli da leggere ci comunicano un&#8217;incontenibile ansia di esprimersi e un impellente bisogno di spiegare ogni cosa che stava accadendo.</p><p>Il periodico senz&#8217;altro pi&#249; importante &#232; <a href="http://www.il-ribelle.it/">&#171;il ribelle&#187;</a>. Fondato a Brescia nel 1944 (ma stampato tra Milano e Lecco) da Teresio Olivelli, Laura Bianchini, Claudio Sartori, don Giuseppe Tedeschi, Rolando ed Enzo Petrini, Franco Salvi, Claudio Sartori, don Giuseppe Tedeschi, e molti altri, il giornale fu l&#8217;organo ufficiale delle &#171;Fiamme Verdi&#187; bresciane e fu da subito diffuso in tutta la Lombardia in un altissimo numero di copie (<strong>15.000</strong> per ciascun numero).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PvCP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1299f795-848b-4baa-9852-d419d6530f57_794x280.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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Dapprima letto soprattutto per le notizie, in breve divenne il <strong>vero organo d&#8217;informazione principale</strong>, che sostitu&#236; i periodici di regime, che badavano pi&#249; a nascondere gli insuccessi che a comunicare notizie.</p><p>L&#8217;intenzione comunicativa prevalente negli articoli de &#171;il ribelle&#187; era d&#8217;impronta pedagogica. Persino le notizie minime, le pi&#249; irrilevanti, svolgevano questa funzione: portare il lettore a prendere coscienza del <strong>vuoto morale rappresentato dal fascismo</strong>. Dal punto di vista ideologico, si possono riscontrare due spinte complementari. Da un lato, quella di Olivelli verso una <strong>profonda e rivoluzionaria innovazione</strong> della societ&#224; italiana; dall&#8217;altro, quella <strong>pi&#249; conservatrice e di matrice pi&#249; squisitamente cattolico-democratica</strong>, tendente a moderare l&#8217;atteggiamento rivoluzionario. Sar&#224; quest&#8217;ultima, pian piano, a prendere il sopravvento.</p><h2>Conclusioni</h2><p>Le Fiamme Verdi, come si diceva, non facevano proselitismo politico; all&#8217;interno delle formazioni cattoliche militavano <strong>popolari, comunisti, socialisti, azionisti, liberali, badogliani e semplici cittadini</strong>. Vi era, quindi, una straordinaria variet&#224; di posizioni.</p><p>Si leggano, per comprendere meglio, alcuni<br>passi dello <em>Schema di discussione di un programma ricostruttivo ad<br>ispirazione cristiana</em> tracciato da Teresio Olivelli:</p><blockquote><p>Che cosa vogliamo:</p><ol><li><p>Libert&#224;:<br>di pensare, di esprimersi, di organizzarsi, di partecipare alla formazione<br>della volont&#224; della comunit&#224;.</p></li></ol><blockquote><ol><li><p>Uguaglianza: non astratta, ma concreta</p></li></ol><ol><li><p>(&#8230;)</p></li></ol><ol><li><p>Il lavoro in tutte le sue forme</p></li></ol><ol><li><p>esprimer&#224; nella societ&#224; il valore della persona e l&#8217;adempimento del suo</p></li></ol><ol><li><p>principale dovere politico. Da ciascuno, secondo le sue attitudini, a ciascuno</p></li></ol><ol><li><p>secondo i suoi meriti. (&#8230;)</p></li></ol><p>Che cosa ripudiamo:<br>Ladittatura, lo statalismo mortificatore. La guerra come mezzo di affermazionedei propri diritti, cos&#236; tra le nazioni come fra le classi.<br>Ilprivilegio della nascita e dell&#8217;oro, lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. (&#8230;)<br>Le forme di produzione capitalisticache fanno del lavoro una merce e subordinano a fini non propri l&#8217;attivit&#224;dell&#8217;operaio, facendone un proletario. L&#8217;anticristiana divisione della societ&#224;in classi economicamente privilegiate le une, diseredate le altre (&#8230;).</p></blockquote></blockquote><p>Il vero collante &#8220;ideologico&#8221;, accanto all&#8217;idea che solo la propaganda contro il fascismo e gli occupanti potesse essere tollerata, era il convincimento che la battaglia dovesse svolgersi <em><strong>contro il fascismo</strong></em><strong>, non </strong><em><strong>contro i fascisti</strong></em>. La dignit&#224; della persona, con i suoi diritti umani, prevaleva su ogni distinzione di ordine politico o partitico. Il pentimento, la conversione, la redenzione &#8211; principi fondanti della tradizione culturale cattolica &#8211; non cessarono mai di essere riconosciuti e predicati.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg" width="1024" height="683" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:683,&quot;width&quot;:1024,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" title="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KKd2!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7636d8f3-959d-4079-a70f-66ab0b6dd14a_1024x683.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Anche se <strong>una certa storiografia</strong> &#8211; soprattutto d&#8217;impronta marxista &#8211; ha spesso dipinto l&#8217;attivit&#224; delle Fiamme Verdi come dominata dall&#8217;attendismo, sostanzialmente immobile nell&#8217;attesa degli Alleati e strategicamente orientata a non alienarsi, dopo la guerra, l&#8217;appoggio politico dei gruppi moderati e conservatori, furono proprio alcuni partigiani <strong>comunisti (come Giorgio Bocca) a riconoscere</strong> l&#8217;importanza delle formazioni cattoliche per la Resistenza del Nordest. Gli studi di Dario Morelli e Rolando Anni, che ancor oggi costituiscono la ricostruzione storica pi&#249; precisa e documentata di tutti gli eventi che riguardarono gli anni dal &#8217;43 al &#8217;45 a Brescia e provincia, hanno dimostrato questa spontanea convinzione.</p><p>La parabola umana e spirituale di Teresio Olivelli, in particolare, incarna la ricerca di quella <strong>profonda trasformazione morale</strong>, l&#8217;unica in grado di scacciare per sempre il fascismo dalle coscienze degli Italiani, che &#232; l&#8217;obiettivo pi&#249; ambizioso &#8211; e allo stesso tempo, pi&#249; difficile da realizzare &#8211; che la Resistenza cattolica ha lasciato in eredit&#224; alle generazioni future, compresa la nostra.</p><h2>Per approfondire</h2><ul><li><p><a href="http://www.fiammeverdibrescia.it">www.fiammeverdibrescia.it</a> e <a href="http://www.il-ribelle.it">www.il-ribelle.it</a>: i siti ufficiali dell'Associazione Fiamme Verdi Brescia con news e approfondimenti storici curati da Danilo Aprigliano con la supervisione storica di Rolando Anni e Roberto Tagliani;</p></li><li><p>D. Morelli, <em>La montagna non dorme. Le Fiamme Verdi nell&#8217;alta Valcamonica (1968)</em>, Brescia, Morcelliana, 2015<sup>2</sup>;</p></li><li><p>R. Anni, <em>Storia della Resistenza bresciana 1943-1945</em>, Brescia, Morcelliana, 2005.</p></li></ul><pre><code>Articolo pubblicato il 27 aprile 2020 su The Pitch Blog</code></pre>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dumas restaurato]]></title><description><![CDATA[Ultima, ma solo in ordine di tempo, l&#8217;Einaudi s&#8217;inserisce in una vicenda letteraria piuttosto torbida.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/dumas-restaurato</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/dumas-restaurato</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 02 Dec 2014 20:10:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!O1Gm!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f34e14b-5807-41c1-a771-e0aa406aa4fe_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ultima, ma solo in ordine di tempo, l&#8217;Einaudi s&#8217;inserisce in una vicenda letteraria piuttosto torbida. Dopo l&#8217;edizione critica curata da Claude Schopp nel 1993, per&nbsp;<em>Il conte di Montecristo</em>&nbsp;inizia una nuova storia; in Italia, invece, di storie ne iniziano due. Non vi erano, nel nostro Paese, da emendare solo le lacune e le scorrettezze presenti nel testo&#8230;</p>
      <p>
          <a href="https://www.ilpuntocieco.it/p/dumas-restaurato">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Autori diabolici]]></title><description><![CDATA[Certo, leggendo I diabolici, &#232; impossibile non pensare a Hitchcock, ma difficile &#232; pure non ricordare Simenon e il suo Porto delle nebbie che fa disperare Maigret.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/autori-diabolici</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/autori-diabolici</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 25 Nov 2014 20:06:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!O1Gm!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f34e14b-5807-41c1-a771-e0aa406aa4fe_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Certo, leggendo&nbsp;<em>I diabolici</em>, &#232; impossibile non pensare a Hitchcock, ma difficile &#232; pure non ricordare Simenon e il suo&nbsp;<em>Porto delle nebbie</em>&nbsp;che fa disperare Maigret. Siamo su piani molto diversi, ovviamente. La provincia francese, &#232; vero, &#232; sempre presente; la nebbia e l&#8217;acqua anche; il mistero, poi, non ne parliamo proprio. Ma il degrado psicologico insi&#8230;</p>
      <p>
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Storia linguistica dell'Italia repubblicana]]></title><description><![CDATA[In ideale continuit&#224; con il pionieristico lavoro dedicato al periodo dall&#8217;Unit&#224; agli anni Sessanta, questa Storia linguistica dell&#8217;Italia repubblicana prosegue il discorso e lo porta fino agli anni Dieci del Duemila.]]></description><link>https://www.ilpuntocieco.it/p/storia-linguistica-dellitalia-repubblicana</link><guid isPermaLink="false">https://www.ilpuntocieco.it/p/storia-linguistica-dellitalia-repubblicana</guid><dc:creator><![CDATA[Danilo Aprigliano]]></dc:creator><pubDate>Wed, 19 Nov 2014 18:36:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!O1Gm!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f34e14b-5807-41c1-a771-e0aa406aa4fe_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In ideale continuit&#224; con il pionieristico lavoro dedicato al periodo dall&#8217;Unit&#224; agli anni Sessanta, questa&nbsp;<em>Storia linguistica dell&#8217;Italia repubblicana</em>&nbsp;prosegue il discorso e lo porta fino agli anni Dieci del Duemila. Ma non si tratta di un semplice aggiornamento. Quando, nel 1963, usc&#236;&nbsp;<em>Storia linguistica dell&#8217;Italia unita</em>, la disciplina era ancora ai pr&#8230;</p>
      <p>
          <a href="https://www.ilpuntocieco.it/p/storia-linguistica-dellitalia-repubblicana">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item></channel></rss>